Massimo Piscedda

Dopo il Sassuolo anche il Chievo tenta di riprendersi una identità italiana: ha ben dodici giocatori italiani in rosa e più della metà alla domenica scende in campo. Tutto bello, se non ci fosse di mezzo l’anagrafe, con la media di 32.9 è forse la squadra più vecchia o esperta, fate voi, del campionato Italiano. Sorrentino (37), Dainelli (37), Gobbi (36), Gamberini (35), Pellissier (37), Floro Flores (33), Meggiorini (31). Anche gli stranieri non sono giovincelli, da Spolli, Frey, Izco, ecc.ecc. Insomma è una squadra vecchia che in un campionato italiano riesce a far un’ottima figura.

A Verona si fa affidamento sull’esperienza

Il motivo? Il nostro calcio è a ritmo inferiore a quello europeo, fa affidamento molto sull’esperienza, e sulle situazioni statiche, calci piazzati, corner ed altro. Un gruppo come quello veronese ha di fatto tutte queste caratteristiche e non mi stupirebbe se si salvasse a diverse giornate dalla fine. Quindi merito ad una squadra che conosce molto bene i propri limiti e cerca sempre di incanalare la partita dove loro diventano competitivi, e cioè principalmente sulle palle inattive. Mettiamoci anche che in un campionato a 20 squadre dove chi viene dalla B rischia di ritornarci dopo un anno, la possibilità di retrocedere per il Chievo (squadra esperta) diminuisce e di molto. Tutto questo spiega perché a Verona sono così longevi in questo sport che, per quanto bello, non può essere considerato come un buon vino.