Francesco Paolo Traisci

La Roma, Pjanic e la clausola rescissoria. Siamo in pieno calciomercato. Cerchiamo di analizzare dal punto di vista giuridico le notizie che ci provengono dai giornali: tal giocatore o talaltro, sotto contratto con un club, sono entrati nelle mire di un altro club. La squadra d’origine non vorrebbe venderlo ma il giocatore potrebbe liberarsi facendo pagare alla nuova società il prezzo della clausola rescissoria che opportunamente aveva fatto inserire nel contratto. Il caso Pjanic è un esempio piuttosto chiaro. Ma vediamo come funziona in italia.

La clausola rescissoria da un punto di vista giuridico

Volutamente ho usato un linguaggio giornalistico. Ora vediamo di usare quello giuridico, spiegandone il significato. Dire che il giocatore è sotto contratto significa che atleta professionista ha stipulato un contratto di “lavoro subordinato sportivo” (disciplinato dalla famosa legge 91 del 1981) a favore di una squadra di club. In virtù del contratto si obbliga a svolgere la sua prestazione lavorativa (scende in campo o comunque è a disposizione per scendere in campo, si allena ecc.) ed in cambio riceverà uno stipendio, per la durata del contratto (1 o più stagioni). Al termine, essendo, a seguito della famosa sentenza Bosman, stato abolito il cd. vincolo di tesseramento, sarà libero di stipulare un nuovo contratto con altri club. Durante la durata del contratto, al contrario, non può liberamente farlo. Che una società “ceda” il calciatore significa che durante la durata del rapporto lavorativo, cede il contratto ad altra società, ossia come dice l’art. 1406 del codice “sostituisce a sé un terzo nei rapporti contrattuali”. Questo è lecito, ma a patto che l’altro contraente “vi consenta”. Quindi è necessario l’accordo del calciatore per la sua cessione ad altra società (a volte addirittura è lo stesso che spinge le società a trovare fra loro un accordo per la cessione del contratto).

Contratto del calciatore: serve l’accordo di tutti

Quindi, durante il periodo di vigenza del contratto è necessario l’accordo di tutti: società cedente, società acquirente e “contraente ceduto” ossia l’atleta. A meno che il giocatore non si avvalga di quello che il nostro codice chiama facoltà di recesso unilaterale e disciplina nell’art. 1373 (e che in genere si conosce con il nome di clausola rescissoria). Questa è una clausola, inserita nel contratto, che attribuisce ad una delle parti (in questo caso il calciatore) “la facoltà di recedere dal contratto”, ossia di farne cessare gli effetti. Nel calcio essa viene prevista in genere in cambio di un corrispettivo, ossia di un ammontare (di solito ben maggiore rispetto al valore di “mercato” del giocatore stesso). Versando questa somma il giocatore non ha bisogno quindi del consenso della società con la quale ha un contratto in essere per smettere di svolgere la propria attività per quest’ultima e iniziare a svolgerla per altra società con la quale nel frattempo è d’accordo per stipulare un nuovo contratto. Chiaramente la somma per poter esercitare il recesso è dovuta dal giocatore stesso, ma di fatto gli viene fornita dalla nuova società.

Una società può fare lo sconto sulla clausola

Nulla vieta però che le due squadre trovino un accordo differente. Nel senso che pagando la somma prevista non c’è bisogno del consenso della squadra che ha il giocatore sotto contratto e quindi è il massimo che può essere pagato per ottenere il giocatore; ma quest’ultima può accontentarsi di meno danaro (per tanti motivi, ovvi e meno ovvi) e ritenere che in fondo può cederlo facendo uno sconto!