Marco Cherubini

Esiste un modo per fermare la Juventus? In attesa che l’Europa più chic, a cominciare dal Porto negli ottavi di Champions, faccia rimbalzare la risposta al quesito nel Vecchio Continente, da noi la questione sembra non avere alternative alla risposta negativa. I primi mesi della stagione 2016-17 non sono stati fiammeggianti per la squadra di Allegri.

Juve: avanti nonostante gli infortuni

L’addio di Pogba, gli infortuni a raffica, soprattutto in difesa, hanno reso farraginosa la macchina bianconera dal punto di vista estetico. Certo. Ma da quello pratico, nessun dubbio. La concretezza e la fame di vittorie dei bianconeri sono ancora merce rara nel nostro campionato. Difficile trovare un gruppo che ha vinto così tanto, avere ancora tanta forza, tanta cattiveria agonistica, al netto di recenti e ripetuti successi e soprattutto delle molte difficoltà riscontrate. Perdere per settimane gente come Marchisio o Barzagli, Chiellini o Bonucci, Dybala o Dani Alves, sembra non pesare mai nell’economia di gestione juventina. E’ vero, la rosa è eccellente e Allegri ha a disposizione ricambi di tutto rispetto, ma non sembra essere solo questa la chiave di lettura per cogliere l’aspetto vincete di questa squadra che domina da cinque anni e lo sta facendo per il sesto, il nostro pallone. C’è, evidente, un senso di appartenenza, che si moltiplica negli esempi di professionisti straordinari come Gigi Buffon. Ci sono individualità fantastiche, come Gonzalo Higuain, che dimostra come l’apporto decisivo di un campione può essere strategico, anche senza dominare la scena in ogni partita. Il gap con le altre squadre, al momento, è incolmabile. Ci ha provato il Napoli. Ci ha provato la Roma. Senza riuscire ad intaccare quella protezione antiscasso che difende la porta di Buffon. Ma non è solo in mezzo al campo che si sente questa differenza. Ci sono anche le componenti societarie che contribuiscono in modo sostanziale a questa supremazia. Tuttavia, sarebbe un errore, alle idi di dicembre o giù di lì, pensare che sia tutto chiuso, determinato. La storia del calcio – magari non recentissimo – racconta di imprevedibili primavere capaci di ribaltare le previsioni di uno scudetto già assegnato a Natale. A patto che il Napoli e la Roma – forse le squadre più attrezzate per competere per lo scudetto, non si perdano ancora in rendimenti ondivaghi che ne hanno caratterizzato questa prima parte di stagione. Insomma, lo scudetto non è assegnato, ma se dietro qualcuno non si sveglia – e la Juve non decide di frenare un po’ – tra poche settimane sapremo già chi farà festa alla fine di maggio per un titolo, l’ennesimo, conquistato quasi senza sforzo.