Francesco Paolo Traisci

Daspo sì, Daspo no, Daspo forse. In questi ultimi giorni la luce dei riflettori è quasi tutta per la lite nella Tribuna d’Onore dell’Olimpico fra un tifoso ed un giocatore della Lazio avvenuta al termine della gara di campionato conclusa terminatasi con l’inattesa sconfitta dei padroni di casa. Allorché, il tifoso (o pseudo tale), resosi protagonista di un acceso diverbio con uno dei giocatori in campo (il capitano Biglia, peraltro già alla ribalta per il travagliato rinnovo contrattuale), viene a contatto con un compagno di squadra di quest’ultimo, Tounkara, che aveva appena assistito dalla medesima tribuna alla partita ed al suo triste epilogo. Solo il personale di sicurezza presente è riuscito ad evitare che la lite degenerasse. Questi i fatti emersi dalle riprese televisive e ben noti a tutti. Quali conseguenze ci saranno sui protagonisti?

Daspo: le situazioni in cui viene applicato

Tutti ipotizzano la comminazione di una Daspo per i protagonisti della lite. Ma di che si tratta? Cominciamo dall’inizio: con l’acronimo Daspo si intende il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, introdotto nel nostro paese con la legge n. 401 del 1989, in recepimento ad una convenzione di Strasburgo del 1985 emanata a seguito dei tragici fatti di Heysel. Come recita il sito ufficiale dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, si tratta di “una misura di prevenzione atipica, caratterizzata dall’applicabilità a categorie di persone che versino in situazioni sintomatiche della loro pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive, ovvero a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse”. Il Daspo è destinato a due tipi di soggetto: a chi è stato condannato (anche in via non definitiva) o semplicemente denunciato negli ultimi 5 anni per specifiche violazioni commesse in occasione di manifestazioni sportive. Di queste la legge elenca quattro situazioni:

1) Quella di chi ha introduzione o tentato di introduzione negli impianti sportivi o è stato sorpreso nelle vie di accesso a questi ultimi, in possesso di armi ed altri oggetti atti ad offendere;

2) Chi è stato denunciato o condannato per aver utilizzato in tali occasioni caschi ed altri mezzi idonei a celare la propria identità,

3) Chi è stato denunciato o condannato per aver effettuato cori o esposto striscioni con simboli o messaggi inneggianti alla discriminazione o al razzismo,

4) Chi lo è stato per il lancio di oggetti pericolosi o per invasione di campo o per il possesso di materiale pirotecnico.

In tutti questi casi la sanzione è quindi destinata a tenere lontane dagli stadi (e dagli altri luoghi in cui si tengono le manifestazioni sportive) chi ha tenuto comportamenti specifici, venendo denunciato o condannato per questi fatti. In tali casi, è il giudice nella sentenza di condanna, ovvero il Procuratore della Repubblica, che in seguito alla denuncia, indaga sui fatti, ad imporre la sanziona. Fin qui tutto chiaro: il caso Tounkara non c’entra.

CASO TOUNKARA: ECCO PERCHE’ IL DASPO E’ INAPPLICABILE
Ma c’è anche un secondo tipo di soggetti punibili con la medesima sanzione. Recita la legge: “chi abbia preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive o che abbia, nelle medesime circostanze incitato, inneggiato o indotto alla violenza”. Ed è con il riferimento a queste situazioni che è stata ipotizzata l’applicabilità della sanzione al giovane calciatore della Lazio (ed al tifoso contestatore). Ma si tratta di valutazioni assai complesse: spetta al Questore, dopo un’adeguata indagine sull’episodio (in questo caso diffusamente ripreso dalle telecamere presenti per la partita di campionato) considerata la pericolosità del soggetto per l’ordine pubblico e la sicurezza con riferimento al suo accesso a l’accesso pubblici emettere il provvedimento. Si tratterebbe effettivamente di un episodio di violenza? Forse… Ma veramente il futuro ingresso di Tounkara all’interno di un impianto in cui si volge una manifestazione sportiva può considerarsi una minaccia per l’ordine pubblico e per la sicurezza degli stadi? Lasciamo al lettore la scontata risposta.

ENTRA IN GIOCO LA GIUSTIZIA SPORTIVA
Peraltro, anche qualora al ragazzo fosse comminato questo famigerato Daspo, si arriverebbe al paradossale risultato consistente nel fatto che, in occasione di manifestazioni sportive alle quali è chiamato a partecipare, il giocatore potrebbe accedere solamente al terreno di gioco e non agli spalti, non potendo infatti un simile provvedimento precludergli la facoltà di svolgere la propria attività lavorativa (quella di calciatore professionista). Quindi in caso di convocazione per le gare, il calciatore potrebbe recarsi negli spogliatoi ed entrare sul terreno di gioco, prendendo parte alla gara o sedendosi in panchina, ma non accomodarsi in tribuna! Tutto questo sul piano della giustizia ordinaria (nella specie penale). Diverso il discorso per la giustizia sportiva: nessuna Daspo, ma possibili squalifiche (in presenza di adeguati presupposti, che non possiamo in questa sede valutare). E di queste mi preoccuperei se fossi il giocatore… ed il suo club!