Marco Cherubini

La gestione, più che la tattica. Sembra questa la ricetta vincente per portare in alto un grande club da parte degli allenatori. In un mondo globalizzato, soprattutto quello del pallone, gli schemi valgono, ma sono di dominio pubblico. Difficile sorprendere con mosse strategiche, soprattutto ad altissimo livello. La differenza, in questo caso, lo fa lo stato di forma del gruppo. Se hai uno o più fuoriclasse e se dietro di loro ci sia la contezza di un progetto, di un’idea calcistica, la testa e i muscoli per vincere. Non è cosa facile. Devi avere la preparazione e l’esperienza, la saggezza e la determinazione. Perché può capitare che anche un guru come Mourinho trovi la sua stagioni d’ombra. O che Carlo Ancelotti, il più bravo e vincente di tutti, debba ricominciare quasi da capo in quel di Monaco di Baviera, mentre il suo predecessore Guardiola non viva sempre giornate di gloria a Manchester sulla sponda del City.

Non bastano tattica o i colpi del campione

Dunque, è la tenuta psicofisica a fare la differenza. I fatti raccontano questo. Un campione risolve, ti fa vincere, ma se dietro la squadra non lo segue, resta una lanterna in mano ad un cieco. Ed allora cosa serve per andare avanti a tutti, diventare i primi, i più bravi? Molto passa attraverso la gestione del gruppo. Coccolare un campione, la stella della squadra, senza demotivare gli altri. E se le stelle sono molte, farle convivere con quell’equilibrio che solo un grande manager conosce. Lo scarto tra un bravo allenatore di campo, e un tecnico che su una panchina importante, riesce a trionfare sta tutta qui. In Italia c’è un caso simbolo: il Napoli di Sarri. Il tecnico di origini napoletane, ma cresciuto in Toscana, è forse – cosa riconosciuta da tanti – il più bravo maestro di calcio che c’è nel nostro campionato. La sua cura dettagliata nelle varie fasi di gioco, la meticolosità bel preparare le varie possibilità tattiche di una partita, sono un postulato, non vanno dimostrate. Eppure – e il Napoli di questo scorcio di stagione lo dimostra – non è sufficiente avere grandi idee se poi nella stagione che ti tiene sulla corda ad altissimo livello, non riesci ad ottenere dai tuoi uomini il massimo.

Roma Napoli

Insigne e Sarri.

ESEMPIO DI GESTIONE: MASSIMILIANO ALLEGRI
Di rimbalzo il pensiero va subito a Massimiliano Allegri. Lo mettono in croce – sportivamente parlando – perché la Juve gioca male. Può darsi. Ma vincere 3 a 1 sul campo del Siviglia senza Higuain e Dybala tra gli altri, significa aver trasmesso un grande senso di appartenenza al gruppo. Un passaggio favorito anche dalla tradizione e dalla solidità del club. Eppure è proprio nello spogliatoio, nelle settimane e Vinovo e prima di ogni partita, che questa qualità salta agli occhi. Gestire il gruppo, far sentire tutti importanti, fondamentali. Gestione, appunto. Oltre alla tattica.