Maurizio Compagnoni

Il pessimismo dilaga attorno alla nostra nazionale. In parte giustificato, in parte esagerato. È ovvio che le ultime prestazioni sono state pessime. Il pari con la Macedonia, con un secondo tempo imbarazzante, è anche peggio della batosta subita in Spagna. L’Italia che abbiamo visto a Torino, agli spareggi andrebbe quasi sicuramente fuori e comunque presentarsi in queste condizioni ai Mondiali significherebbe andare incontro a una brutta figura. Peggio del Brasile, a livello di Sudafrica 2010. Ma questa è la situazione oggi. A giugno potrebbe essere un’altra storia. Adesso la cosa fondamentale è superare lo spareggio. Andarci non dovrebbe essere un problema. La possibilità si restare fuori dai playout e puramente teorica.

Però la Nazionale deve cambiare decisamente passo e tornare ai livelli pre-Spagna. Quella notte al Bernabeu qualcosa si è rotto, lo ha ammesso anche Buffon che è un po’ la coscienza critica del gruppo. Abbiamo tanti problemi da risolvere. Ma in primis credo che vada cementato il rapporto tra la squadra e il CT. Il sospetto è che Ventura abbia perso appeal. Cambi non ce ne saranno, l’ipotesi Ancelotti, almeno nel breve, è impossibile. E considerati i costi, forse anche per il futuro in generale. L’Italia va avanti con Ventura, piaccia o no. Il CT deve schiarirsi le idee e presentare una squadra dignitosa agli spareggi di novembre.

Ma non tutto dipende da lui. Prendiamo Bonucci, irriconoscibile con il Milan e in azzurro. O il capitano rossonero torna rapidamente quello vero o é il caso che Ventura valuti delle alternative. Un nome su tutti, quello di Caldara, in questo momento il difensore dal rendimento migliore in campionato. Ma il vero problema è a centrocampo. In questo caso ha ragione Ventura quando si lamenta del poco utilizzo di qualche azzurro. Nel reparto schierato contro la Slovenia, soltanto Parolo è titolare inamovibile. Agli spareggi comunque la scelta dovrebbe essere più ampia.

A novembre ci sarà bisogno di giocatori di personalità, nessuno dovrà giocare sotto il sei. Come attaccante esterno destro hanno fallito contro la Macedonia sia Verdi che Bernardeschi. Forse è il caso di chiamare uno come Chiesa, che ha la cattiveria e la sfrontatezza necessarie per non farsi intimorire. Questo è quanto passa il calcio italiano al momento. Obiettivamente è pochino. Ma vediamo di superare il turno. A giugno lo scenario potrebbe essere diverso.