Stefano Impallomeni

Per una volta, riprendendo un memorabile motivo di Paolo Conte, i francesi non si incazzano. Le Figaro e l’Equipe fanno la giusta cronaca e celebrano l’impresa. L’Italia, come Bartali faceva al Tour de France, vince, sorprende, sgombra gli scetticismi e i dubbi della vigilia. Gli azzurri scalano la graduatoria del consenso. Il Belgio dei talentoni, dei fenomeni, cade nella trappola dell’altro Conte, che ridicolizza il supponente Wilmots. L’Italia non soltanto vince, ma si rivela una squadra dai forti connotati: dimostra un’identità precisa, un’organizzazione, mentre il Belgio è una carrellata di buone intenzioni, malmesso in campo dal suo allenatore. L’umiltà batte la presunzione, al di là dei moduli. Emerge una vecchia regola dello sport. Quando ti danno per spacciato, esce puntuale l’orgoglio, la voglia di far succedere il contrario.

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Conte e i suoi ragazzi conquistano tutti

La stampa internazionale, dunque, vota Antonio. Una lezione di sano realismo da parte dell’Italia, con “i tre bastardi”, come li definisce l’”Equipe”, a dettare il verbo. I tre bastardi sono Barzagli, Chiellini e Bonucci. Il buono, il brutto e il cattivo. Buffon, il regista saggio. Pelle’ e Giaccherini i cecchini di giornata. C’è una trama avvincente e la partita va dove vuole che vada l’Italia. Vince chi avrebbe dovuto perdere. È il finale bello che conquista anche i francesi, che ora ci temono e individuano nei “tre bastardi” il segreto azzurro. Credo che sia questo il punto. L’avevamo accennato all’inizio del torneo. No difesa, no party. Il blocco Juve rappresenta la forza, le fondamenta delle speranze azzurre per sognare un’altra grande avventura. Siamo agli inizi. Non sarà affatto facile, ma la vittoria contro il Belgio ha rimesso al centro dell’Europa un’Italia solida, consapevole dei propri limiti. E brava ad esprimere bene le proprie qualità, che sono principalmente caratteriali. Senza questa intensità e questo sacrificio, l’Italia sparirà nel nulla. Occorre mantenerle per giocarsi alla pari qualsiasi sfida e, se saranno confermate, sarà complicato per gli avversari vincere, batterci. La difesa il segreto, in attesa che esploda l’attacco. Nel 2000 avevamo Totti, Del Piero, Inzaghi, Del Vecchio e Montella. Nel 2012 Balotelli, Cassano, Di Natale e Giovinco. Andammo in finale senza vincere. Molti di loro furono protagonisti. Per l’impresa serve il graffio degli attaccanti. Senza i loro gol, difesa a parte, è quasi impossibile immaginarsi Campioni d’Europa. E noi vinciamo quando difendiamo bene e segniamo il giusto con i bomber. Vi ricordate le reti di Toni, Iaquinta, Gilardino, Inzaghi e la difesa di ferro in Germania nel 2006?