Stefano Impallomeni

Sabato 3 dicembre ne vedremo delle belle e forse ne sapremo di più. Nulla di definitivo, ma sicuramente chi vincerà avrà il pallino in mano per diverso tempo. All’Etihad, all’ora di pranzo, sfida per cuori forti. Guardiola contro Conte. City contro Chelsea. In palio, Liverpool permettendo, il primato della classifica che fino a poco tempo fa sembrava un senso vietato per i Blues, tornati invece elettrici e splendenti nelle ultime partite grazie al lavoro di Conte.

Antonio Conte, un vincente nato

Negli ultimi tempi abbiamo rivolto spesso l’attenzione sulla centralità dell’allenatore. Abbiamo scritto spesso del suo ruolo, della sua filosofia. Abbiamo raccontato di schemi, di stili. Il carattere, ogni aspetto lo abbiamo spesso confrontato con altri, in alcuni casi lo abbiamo preso ad esempio. Abbiamo esaltato o condannato con la stessa velocità di giudizio questo o quell’allenatore. Ci siamo convinti che senza una guida sicura è quasi impossibile raggiungere traguardi prestigiosi. In parte è spesso così. La storia dei club più vincenti ha raccontato di binomi assortiti, ha visto coniugare un pensiero e un’azione, ha saputo registrare empatie varie, campioni dai caratteri simili, allenatori sensibili e intelligenti, che hanno semplicemente capito chi serviva dove e chi serviva a cosa. Ogni grande squadra ha avuto sempre un grande allenatore. Credo che, al di là delle mode e dei tempi, l’allenatore bravo sia quello che fa meno danni, capace di valorizzare ognuno in base alle sue caratteristiche. A me piace pensare alla figura di un manager che tutto vede e tutto tocca, senza il bisogno di essere al centro dell’attenzione ad ogni costo.

I giocatori del Chelsea di Conte esultato per il derby vinto con il Tottenham

I giocatori del Chelsea esultano per il derby vinto con il Tottenham

Nell’esposizione mediatica di oggi non è facile trovare un equilibrio ma Conte, nonostante sappia come si fa anche con la stampa e TV, è un allenatore che si avvicina molto al tipo di allenatore poco atteggione. Conte, oltre ad essere bravo ad allenare, è un tipo intelligente che capisce dove allena e chi allena. Conte è un vincente nato. Può perdere, gli può andare male un anno, un’avventura, ma resterà sempre uno che ha la giusta mentalità per fare al meglio questo mestiere. Ha vinto con Bari, Siena e Juventus. In Nazionale ha fatto bene e ora al Chelsea sta confermando una crescita sostanziale, molto significativa, differente perché vissuta per la prima volta fuori da casa e da un mondo parecchio distante dal suo.

CONTE HA CAMBIATO QUALCOSA QUANDO ERA ORA DI FARLO
Conte, dopo 13 giornate di Premier, governa la classifica con merito, dopo essere uscito da un tunnel pericoloso per aver sfiorato l’ira cannibalesca di Abramovich, che dopo i primi risultati deludenti aveva cominciato a farsi sentire. Dopo la sconfitta con l’Arsenal la “ strambata” decisiva. Rotta dritta verso i tre punti e nave aggiustata. Cambio di modulo. Difesa a tre con Moses e Alonso sulle fasce. Matic e Kante fissi in mezzo al campo. Hazard e Costa inamovibili in attacco. Con Pedro, Willian e Oscar al ballottaggio continuo. 3-4- 3. Messaggi chiari, scelte nette. Titolari definiti, spogliatoio ripreso. Bertelli, il preparatore atletico, l’altro segreto da aggiungere a questo Chelsea bello e da battaglia. Conte ha fatto le cose semplici. Ha cambiato qualcosa quando doveva farlo. Senza fare il fenomeno e con intelligenza. Da lì sette squilli vincenti, sette partite di fila vinte con un solo gol subito e una marea di rete segnate soprattutto da Diego Costa, che ricorda Tevez per la ferocia e la fame di vittoria. Il City è ancora il grande favorito per la vittoria finale. Conte però è lì. Sopra un punto a Guardiola, che sabato avrà l’obbligo di non sbagliare. Non un dettaglio trascurabile.