Bobo Craxi

Ci sono attenuanti per giustificare una sconfitta nel derby, È una partita con delle dinamiche tutte proprie, a Milano più che sovente decisa da episodi che vanno in una direzione o nell’altra. L’Inter è più forte, classifica e partite sim qui giocate lo testimoniano, ma il Milan di Montella, in teoria, avrebbe potuto anche strappare un risultato.

Il giudizio però è sull’insieme di questa avventura rossonera. Siamo a metà ottobre e si sono già registrate quattro sconfitte, di cui almeno tre severe. C’è un ritardo di classifica ingiustificabile se si pensa al volume degli investimenti che sono stati fatti, un differenziale netto fra aspettative e realtà che certifica sin da oggi la disillusione circa il fatto che il Milan possa ritornare ad essere una squadra competitiva “in Italia e nel mondo e che possa affascinare per il suo bel giuoco”.

I limiti sono noti in diversi protagonisti, la disposizione tattica mutata ad ogni incontro segnala con evidenza la confusione che in questo caso regna nella testa di chi ha la responsabilità tecnica. Possiamo naturalmente nel dettaglio riferendoci alla partita di ieri valutare i pregi che non sono mancati nella squadra, la capacità di reazione, l’intensità del palleggio nella seconda metà di gioco, qualche buon movimento di Suso e Cutrone e l’ardore agonistico degli incontristi, i pochi che ci sono a disposizione di Montella.

Il resto è da rivedere, la difesa ormai è chiaramente un punto debole della squadra, così come la difficoltà percettibile dell’impostazione della manovra, prevedibile è totalmente priva di fantasia e di dinamismo. Difetti che si erano già visti e che il derby non ha fatto che confermare. Si tratta ora di comprendere che non sarà affatto facile nelle prossime settimane adattarsi ad un generale clima di mediocrità che circonda la squadra; è inutile drammatizzare, il licenziamento di Montella anticiperebbe il senso generale del fallimento a cui comunque questa operazione è destinata.

Per questo non bisogna essere precipitosi ed avere un grado di indulgenza superiore. I limiti si erano visti, si erano capiti, la campagna acquisti era piena di fuochi d’artificio che si sarebbero spenti ben presto. Ora il tema piuttosto sarà quello di comprendere quali sarebbero le conseguenze di un possibile fallimento dell’obiettivo primario che la società si era data e se un eventuale successo in uno dei due tornei paralleli al campionato (Europa League e Coppa Italia) compenserebbe il mancato raggiungimento dell’obiettivo Champions.

Qui siamo, accampare altre scuse non serve. La faccia contrita del tecnico che contesta il rigore del maldestro Rodriguez é l’ultimo rifugio nel quale non vuole entrare nessun milanista, abbiamo già dato abbastanza in termini di dignità (con la fuga dal buio marsigliese) per aggrapparci a mezzo errore arbitrale. E poi diciamocelo pure: quale milanista non adorerebbe vincere il Derby all’ultimo minuto su rigore? A volte siamo stati noi ad avere questo privilegio, quest’anno é toccato a loro. La consolazione é che nessuna delle due vincerà il titolo neanche quest’anno. Milano può attendere.