Stefano Impallomeni

Il lancio del microfono nel lago ha portato fortuna. Non è stato esattamente un comportamento da lord, anzi da vero arrogante, ma ha avuto effetti speciali. Cristiano Ronaldo esplode tutta la sua rabbia che, in questo caso, è stata più maleducata del solito. Il fuoriclasse del Real tira fuori dal cilindro una doppiezza unica. Le due facce di un fenomeno, nervoso e altezzoso fuori, terribilmente forte dentro il campo. Un colpo di tacco e uno stacco di testa mettono una pezza al suo Europeo, che finora era stato avaro di gol e soddisfazioni. Una doppietta salvifica, che riabilita un piccolo Portogallo. CR7 affila le armi del suo repertorio sontuoso, ma lascia a desiderare per alcuni  atteggiamenti. Come nel caso del malcapitato giornalista portoghese, che ha subito la sua umiliazione di giornata. Privato del microfono, il mezzo del mestiere, frullato nel lago e silenziato dall’indifferenza generale.

Lancio del microfono: un gesto inqualificabile

No, non è stato un fatto edificante. Una storia molto brutta, senza scivolare nella noiosa retorica. Sarebbe stato preferibile un “vaffa” energico, come il suo fisico e il suo enorme talento. C’è un limite a tutto. E c’è un limite che vale per tutti. Il lavoro degli altri, qualsiasi esso sia, si rispetta come le carriere di calciatori meno famosi di lui. L’episodio del rifiuto di scambiare la maglia con il capitano dell’Islanda Gunnarson, raccontato dai media di quelle parti, toglie molto alla sua immagine. Due episodi tristi che sbiadiscono le sue qualità indiscusse. Un selfie scattato con un tifoso a fine partita non mette a posto nulla, non pareggia granché. Di pareggio resta l’ultimo decisivo,quello sul campo contro un’Ungheria difettosa e generosa in difesa. E restano due perle d’autore. Bene dentro. Fuori, invece, male, malissimo. Cristiano Ronaldo si deve rassegnare all’idea che Euro 2016 per lui non è la Liga o la Champions. Il Portogallo non è il Real. E, probabilmente, nella sua prestigiosa carriera non vincerà mai un Europeo o un Mondiale. La perfezione non esiste. Neanche per quei fenomeni che vanno avanti da ripescati, da terzi disperati. A volte conviene accontentarsi, anche per chi fa del culto della personalità il suo cavallo di battaglia.E chiedere scusa per alcuni atteggiamenti da divo capriccioso. Messi, almeno in questo e forse non solo, è sicuramente migliore di lui.