Maurizio Compagnoni

Volendo buttarla sull’ironia si potrebbe dire che dopo 10 giornate Frank De Boer ha due punti in più rispetto ad Allegri un anno fa. E’ chiaro che neanche il più fidato collaboratore dell’olandese potrebbe aggrapparsi a questo dato statistico. I numeri condannano De Boer.

Luci e ombre nell’Inter di De Boer

Premetto subito che non mi iscrivo al tiro al bersaglio contro De Boer, a sparare a zero su tutto il lavoro dell’allenatore olandese. Nell’Inter che ho visto sul posto in tre partite (Pescara, Juve e Sampdoria) ci sono state luci e ombre. Le luci sono rappresentate dalla ricerca di un calcio propositivo, l’input di giocare molto palla a terra, i tagli e le sovrapposizioni nelle due catene, di destra (soprattutto) e sinistra. Ovviamente ci sono anche delle ombre, per la verità un po’ troppe. A livello atletico l’Inter spesso fa fatica, spesso manca brillantezza. De Boer, appena arrivato, fece capire che la preparazione di Mancini gli aveva consegnato una squadra in ritardo. Ma da allora sono passati due mesi e mezzo. C’era tutto il tempo per crescere e arrivare al top della condizione. Evidentemente qualcosa negli allenamenti non funziona. L’Inter non ha equilibrio.

La partita di domenica sera contro la Sampdoria è stata emblematica. L’Inter ha costruito molto, almeno 6/7 nitide palle gol, comprese due traverse. Non è poco, in trasferta e contro un avversario insidioso come la Samp. Ma ha concesso troppo all’avversario: il gol di Quagliarella e tante altre occasioni. Tre volte giocatori della Samp (Muriel, Quagliarella, Budimir) si sono presentati soli davanti ad Handanovic. De Boer è rimasto fedele alle sue idee tattiche, insistendo su un 4-3- 3 molto aggressivo. Non ha mai azzardato un cambio: Quale? Mettere Banega dietro la prima punta, ruolo che l’argentino svolgeva molto bene a Siviglia, e piazzare due mediani davanti alla difesa. Medel e Joao Mario, tanto per non fare nomi. Due centrocampisti in linea, Medel più votato all’interdizione, Joao Mario con maggiori compiti di spinta. Un 4-2- 3-1 in questo momento potrebbe dare più equilibrio all’Inter.

Ci sono poi i cambi che fanno discutere. A Pescara De Boer ebbe un’intuizione alla Mourinho, inserendo contemporaneamente tre attaccanti, affidandosi a un 4-2- 4 che consentì all’Inter di ribaltare il risultato. Ma in altre occasioni (contro il Cagliari in particolare) i suoi cambi hanno peggiorato il rendimento. Anche a Genova le sostituzioni non hanno convinto. Il sospetto è che De Boer soffra la pressione, in questo momento fatichi ad essere lucido. Giusto o sbagliato esonerarlo? Con il rendimento fin qui avuto, un esonero era nella  logica delle cose. Una soluzione quasi inevitabile. Ma l’Inter ora dovrà sostituire De Boer con un allenatore con cui aprire una nuova pagina, non con un semplice traghettatore. I traghettatori nei grandi club raramente hanno funzionato. Allora sarebbe stato meglio per l’Inter tenere De Boer che, con la pausa, avrebbe potuto recuperare la serenità smarrita.