Maurizio Compagnoni

Se partiamo dal modo di intendere il calcio, passare da Mancini a De Boer per l’Inter non è certo una rivoluzione copernicana. I due allenatori predicano un calcio propositivo. Eppure le differenze ci sono. De Boer, a differenza di Mancini, sposa un sistema di gioco e insiste su quello, pur con varianti significative come nel caso dell’introduzione della difesa a tre, cosa avvenuta in quattro partite nell’ultima edizione della Eredivisie.
De Boer all’Inter alternerà il 4-2-3-1 al 4-3-3. All’Ajax prediligeva il primo con due mediani davanti alla difesa (Gudelj e Bazoer) e un trequartista/incursore (Klassen) dietro la prima punta. Nell’Inter c’è un giocatore come Banega che può consentire all’allenatore olandese di alternare i due sistemi di gioco. E De Boer vede l’argentino come numero 10 anche come interno e addirittura regista.

Banega

Su quest’ultima valutazione ho qualche perplessità. In passato diversi allenatori hanno provato a impostare Banega regista con risultati deludenti. É vero che quello dell’ultima stagione è stato il miglior Banega di sempre ma al Siviglia mai ha giocato da regista classico. Comunque De Boer si è presentato con idee chiare. Sa che l’Inter è la sua grande occasione. Se dovesse far tesoro degli errori (giocatori troppo spesso cambiati di ruolo senza tener conto delle loro caratteristiche) commessi nell’ultimo anno all’ Ajax può fare un ottimo lavoro, migliore di quello di Mancini. Anche perché si ritrova a disposizione una squadra decisamente più forte.