Stefano Impallomeni

Mai come questa volta Daniele De Rossi ha rischiato di non esserci. Per colpa di un fastidio cronico a un tendine d’Achille. E forse anche per uno scetticismo strisciante che lo aveva messo in dubbio, dopo parecchie panchine con la Roma e anni, gli ultimi, poco convincenti. De Rossi, invece, c’è, esulta come un bambino e lo fa capire apertamente, in modo intelligente, come spesso avviene quando parla. “Far parte del gruppo azzurro mi riempie di gioia – ha detto-, questa convocazione è paragonabile alla prima”.

Il mediano che unisce e non divide

De Rossi dice tutto o quasi. La sua è una dichiarazione chiara e sincera. Non si sente un grande vecchio, ma un calciatore rinato, dopo essersi guadagnato il posto in uno stage. E ce l’ha fatta correndo, sudando, volendo l’Italia ad ogni costo. È stata una prova di intelligenza e di umiltà. Era consapevole del taglio e lo ha evitato con la grinta che piace a Conte. Che piace a tutti. Sono sicuro che in Francia non timbrerà il cartellino. Si giocherà le sue carte e farà di tutto per lasciare il segno, non per fare numero. De Rossi nel 3-5- 2 è indispensabile, nel 4-4- 2 una valida alternativa, una soluzione in più. La sua dichiarazione spiega uno stato d’animo che assomiglia a una garanzia di rendimento. Conte non dispensa regali e omaggi alla carriera. Il Ct, se lo ha portato in Francia, capisce che uno come De Rossi può fare una differenza sostanziale, quella di garantire equilibrio, parlare più vicino possibile ai difensori e suggerire l’indispensabile ai centrocampisti. De Rossi ha la qualità di comprendere due reparti, ne conosce le esigenze, le difficoltà e le rispettive potenzialità. Unisce, non divide. È completo nel pensiero, un po’ meno nel dinamismo, non più eccezionale come nelle stagioni passate. De Rossi rappresenta la linearità fondamentale per permettere un buon inizio d’azione. È uno che serve, eccome se serve, a patto che stia calmo e sereno. Altrimenti sarebbe dannoso e inutile. Il centrocampista della Roma sembra sollevato e determinato. Gli infortuni di Marchisio e Verratti lo hanno rilanciato. E, statene certi, farà di tutto per essere all’altezza della situazione.

De Rossi, una storia azzurra come pochi

La sua storia in azzurro non è una storia comune. È il centrocampista più prolifico di sempre con 17 reti, il romanista più presente nella storia della nazionale, con 102 partite giocate. Tra gli azzurri più presenti di sempre. Ogni tanto ce lo dimentichiamo, ma Conte se lo ricorda bene, perché ha buona memoria.