Oliviero Beha

Mentre scrivo, stanno scendendo in campo Borussia Dortmund e Monaco, per il loro quarto di finale franco-tedesco. Doveva essere il giorno prima, come sapete poi l’esplosione/attentato con danni al polso del difensore spagnolo di casa Bartra sul pullman ha fatto rinviare l’incontro. Ebbene, credo ci siano due modi per affrontare il tema “calcio versus rischi di terrorismo” sempre maggiori.

Ovviamente dando per scontato dopo fiumi d’inchiostro temo “simpatico” per la consapevolezza che ha lasciato, come mai un stadio, la sua idea, i suoi dintorni siano scenari privilegiati per chiunque voglia creare e produrre atti terroristici, sia l’Isis, Daesh e/o come volete voi, sia il disarticolato di turno di fronte al quale di solito si tira un sospiro di sollievo come fosse “poca roba”e magari gli effetti siano gli stessi o peggio.

ll primo modo è aggettarsi sul futuro, sulle poche partite di club che restano, soprattutto su quello scampolo di eliminazioni tra Nazionali che porterà tra poco più di un anno ai Mondiali in Russia. C’è certamente d’aver paura, anche se la “garra” di Putin non ha niente a che vedere con il “budino” Holland degli Europei francesi dell’anno scorso. Aggiungo anche che la situazione internazionale diciamo “trumpista” lascia pensare a cambiamenti più rapidi dello scenario, vedremo se in peggio o in meglio. Ma c’è anche un secondo modo per parlarne, entrando nello specifico del pallone dall’uscio della memoria, per un fatto eclatante che credo non in molti ricordino, forse davvero perché “troppo” eclatante. Parlo dell’11 settembre, e delle Torri Gemelle. Lavoravo alle Gallerie del Quirinale, come responsabile della comunicazione della Mostra del Rinascimento, molto quotata, da inaugurarsi due o tre giorni dopo. Vi risparmio i commenti sullo shock. Solo che quella sera (gli aerei piombarono di mattina, nel primo pomeriggio italiano) c’era la Champions, con Roma-Real Madrid all’Olimpico e la Lazio in Turchia, contro il Galatasaray. Che dite, ragionando sul caso Borussia Dortmund? Che hanno sospeso, rinviato, ragionato su quelle partite? Macché. Malgrado il presidente della Roma, Sensi, quello della Figc, Carraro, il tecnico Capello, giocatori e insomma un po’ tutti, compreso il Real, fossero contrari all’assurdo, la partita ci fu “regolarmente” con tutto l’orrore dell’avverbio, grazie alle minacce del segretario generale della Uefa, un nome da non dimenticare: Gerhard Aigner. Altrimenti scattava il 3-0 a tavolino (la Roma perse lo stesso, 1-2). Quella sera vergognosa e storica furono obbligati a giocare tutti quelli in calendario, si sospesero solo gli incontri della sera successiva. L’indecenza limacciosa non aveva superato il giorno… che però era “quel” giorno. Hic Rhodus, hic salta… come si dice.