Fernando Orsi

Eccoci. Ci siamo. Finalmente è arrivato il gran giorno. Dopo tanti anni il derby torna a essere una partita in cui la posta in gioco è altissima, non solo in ambito municipale. Mi riferisco, infatti, a niente poco di meno che allo scudetto. Sì, ho detto Scudetto. Senza la paura né la presunzione, tipica degli opinionisti che ricicciano fuori nei momenti peggiori sventolando fieri la bandiera del “l’avevo detto, io” (vedi le polemiche intorno alla nazionale), di pronunciare questa parolina magica. Le due squadre romane giocheranno almeno lo scontro di andata per una classifica che all’inizio di campionato nessuno, o comunque in pochi, potevano prospettare.

Ma a questo stato di cose non sono di certo arrivate per caso. Entrambe hanno convinto sul piano del gioco e dell’entusiasmo, mosse dalla consapevolezza, via via acquisita, di essere forti e competitive ognuna a suo modo. La Roma e il suo allenatore hanno vinto e stanno vincendo, rifilandolo in quel posto lì a chi, con scetticismo posato e approssimativo, giudicava Di Francesco troppo giovane per poter gestire un ambiente complicato ed esigente come quello giallorosso, e forse troppo poco esperto per poter eguagliare gli 87 punti conquistati da Spalletti lo scorso anno.

Della Lazio, poi, impegnata in tre competizioni, si diceva che non avrebbe retto il carico: rosa ristretta, allenatore baciato dalla fortuna. Ma la fortuna è cieca, e le rose, benché fiori d’amore, pungono quando meno te l’aspetti. E infatti Simone ha tutta l’aria di un tecnico navigato: ha valorizzato giocatori meno dotati tecnicamente, lavorando più sulla testa che sui piedi. Con il risultato che adesso i biancazzurri sanno bene che la tecnica e la tattica non sempre sono indispensabili ai fini del risultato.

Per quel che mi riguarda spero in un derby aperto, coraggioso e spettacolare (come si dice: meglio due feriti che un morto). Al di là del risultato, infatti, gli obiettivi delle due squadre ne usciranno illesi, considerando che il campionato è ancora lungo e che anche in Europa le due squadre stanno entusiasmando. Ma più di tutto spero di assistere a una giornata di sport. È bello, nonché salutare, mettere da parte la fede sportiva di tanto in tanto, far riposare il nostro cuore e azionare il cervello per novanta minuti. La delusione dovuta all’esclusione dai mondiali è troppo recente per poter essere guarita.

Ma proprio in ragione di questo, suggerisco un approccio umano alla partita, incazzato quanto vi pare, ma senza che la rabbia prenda il sopravvento fino a distorcerne il significato. Mai come in questo momento il nostro calcio ha bisogno di coloro che questo calcio lo amano; mai come in questo momento deve essere chiara in ciascuno di noi la consapevolezza che è necessario ripartire da capo, prendere per mano i singoli club, coccolarli, dargli un abbraccio se serve. Spero che il derby di domani rappresenti un nuovo inizio.

Amiamo il calcio. E torniamo a rispettare il calcio.