Maurizio Compagnoni

Diego Milito è entrato di diritto nella storia di ben quattro club. E non è una cosa da tutti. Fa parte dell’Olimpo del Racing Avellaneda, con cui ha iniziato e concluso la sua carriera. E’ nella storia del Saragozza, soprattutto per i quattro gol segnati in una partita nel Real Madrid. E vogliamo parlare del Genoa? Valanghe di gol, in serie B e in serie A, con quella indimenticabile tripletta nel derby contro la Sampdoria che fece impazzire la Genova rossoblù. Ma Diego Milito ha un posto in prima fila nella storia dell’Inter perché nel Triplete c’è tanto di suo. Trenta gol in quella stagione: quello dello scudetto di Siena, il gol nella semifinale di andata contro il Barcellona e la doppietta in finale al Bayern Monaco. Suo anche quello dello 0-1 all’Olimpico contro la Roma, che è valso la Coppa Italia.

La tripletta di Milito nel derby di Genova


Diego Milito è stato un centravanti formidabile e senza l’intuizione di Mourinho, che decise di puntare su di lui ed Eto’o mollando addirittura Ibrahimovic, la sua carriera non avrebbe avuto il giusto percorso. Perché fino al Triplete Milito era considerato un ottimo attaccante e nulla di più. E invece è stato uno dei più forti centravanti tra il 2005 e il 2011. Un attaccante completo, impossibile trovargli un difetto. Magari non eccelleva in nulla ma aveva tutto, dalla tecnica alla elevazione, dalla rapidità alla potenza. Dunque un giocatore formidabile. E poi era capace di vedere la porta come pochi al mondo. Peccato che in Nazionale non sia riuscito a imporsi come avrebbe meritato. Ma questa è un’ altra storia. Se non ci è riuscito fin qui neanche Messi, ci sta che non ci sia riuscito nemmeno El Principe Milito.