Bobo Craxi

Hood, Ermolli, Cederna. Firpi, Treré II, Knoote. Barbieri, Malerbam Gaslini, Gambuti, Binda, Mariani. Midali, Carmignato, Zorzan, Zotti, Soldan…

A molti questi nomi non diranno proprio nulla. Sono i quasi anonimi custodi della porta rossonera all’inizio dell’avventura milanista, nei primi anni del Ventesimo del secolo. Pantaloni alla zuava, un berretto in testa, un maglione (sovente nero e di lana) per non confondersi con i compagni di squadra. Di guanti in materiale ultra tecnologico neanche a parlarne. C’è invece qualche rudimentale ginocchiera, per non sbucciarsi sui campi dove l’erba è ancora a ciuffi. Un altro calcio e un altro Milan, che pure almeno all’inizio della sua storia si tolse qualche soddisfazione, vincendo alcuni scudetti per poi finire in un letargo durato quasi quarant’anni.

Tutto cambia, il progresso trasforma l’organizzazione dello sport più bello del mondo e naturalmente, come è giusto che sia, trasforma anche gli uomini. C’era un portiere del Milan che continuava giocare anche nell’Italia divisa in due dalla guerra e durante la settimana anziché allenarsi all’Arena si nascondeva nei rifugi antiaerei della zona Sempione. Oggi la guerra pare riguardare uno sbrigativo e furbo procuratore calcistico, che cura gli interessi di un giovane portiere nato a Castellammare di Stabia, e la nuova dirigenza cinese del Milan. La quale, dopo aver lanciato proclami tutti incentrati sulla capacità economica e sull’ambizione di un nuovo progetto vincente, ora fa i conti con chi di quel tesoro messo a disposizione dovrebbe essere il primo destinatario.

L’abbraccio tra Donnarumma e Buffon durante l’ultimo Milan-Juve

Gianluigi Donnarumma, la giovane promessa del portierato nazional,e vorrebbe quindi, pare, un contratto di 4 milioni e mezzo di euro all’anno. Il budget di una piccola impresa familiare, di un grande ristorante del centro o di un supermercato. Il costo annuale di tre scuole medie o di 15 appartamenti di medio taglio in una grande città. Un giovane di 19 anni potrebbe ricevere una cifra del genere soltanto vincendo al Superenalotto. Risulta quindi essere una specie di sogno fortunato, pressoché irrealizzabile. La piovra rossonera, la promessa saracinesca, gettata nell’agone dal lungimirante Mihajlovic nel corso della scorsa stagione, è diventata oggetto di attenzioni del mercato multimilionario europeo.

Da bruco è diventato farfalla, insetto che ha molto a che vedere con l’attività svolta in molte occasioni dal giovane Donnarumma. Che sta riflettendo su questa proposta e pare molto infastidito delle voci e dalle chiacchiere sul suo conto. Ma il fastidio è un sentimento che cominciano a condividere anche molti tifosi milanisti. La perplessità é quella classica dell’uomo della strada, che si fa i conti in tasca e, seppure ammette certamente che il talento ed il merito sono una grazia di cui non tutti possono essere dotati, non può tuttavia essere scevro dall’osservare le regole minime della decenza.

Se Donnarumma non vuole che siano i tifosi a giocare spalle alla porta, alla sua porta, faccia il piacere di concludere questa commedia e accetti le proposte dei generosi cinesi. Anzi, già che c’è incominci a pensare a chi devolvere una parte del suo compenso, che nell’Italia della crisi e della drammatica divaricazione sociale appare più come un’offesa che il riconoscimento ad un talento che necessita ancora di tempo per dirsi definitivamente conclamato.