Francesco Paolo Traisci

Nuovi casi di doping scuotono l’opinione pubblica. Oltre alle disavventure del povero Schwarzer, sulle quali tanto è stato scritto e ci si è ampiamente divisi fra colpevolisti ed innocentisti (non essendo a conoscenza di tutti i fatti, evitiamo di prendere posizione), ulteriori recenti casi mettono in evidenza uno dei punti deboli nella lotta internazionale al doping: la possibilità che le analisi siano svolte (spesso, volontariamente) male nascondendo casi di doping, per consentire ad atleti dopati la partecipazione ad eventi particolarmente importanti o per nascondere, a posteriori,  che hanno conseguito in questi eventi risultati particolarmente significativi barando sui controlli. O ancora (e questa è la tesi dei difensori di Schwazer), che, al contrario, le provette con i campioni da analizzare siano state manipolate per far risultare una positività inesistente al fine di impedire la partecipazione ad un evento particolare (nel caso del marciatore altoatesino, le Olimpiadi di Rio 2016), o, per conversi, al fine di inficiare un risultato di prestigio raggiunto regolarmente.

Questa volta nessun complottismo

Tutto questo, purtroppo, non è solo fantasia, complottismo spiccio… Le prove sono fornite da un rapporto del Dott. McLaren, esperto indipendente incaricato dalla WADA, l’organismo internazionale per la lotta al doping.
Quali sono le gravi accuse che vengono mosse nel rapporto? Nelle 103 pagine del suo rapporto, il dott. Richard McLaren punta il dito contro il Ministro dello Sport russo accusato di avere costretto i tecnici dei laboratori di Mosca e di Sochi ad alterare i risultati delle analisi effettuate sugli atleti russi. In particolare quello di Mosca, secondo il rapporto, operava a protezione degli atleti russi dopati, con un sistema di falsificazioni, sostituzioni di campioni ed alterazioni di provette. Quello di Sochi aveva adattato la prassi di sostituire i campioni prelevati, al fine di consentire anche agli atleti russi dopati di partecipare ai giochi olimpici invernali svolti nella località russa. Il tutto con un meccanismo imposto dallo stesso Ministro dello sport russo, con la collaborazione attiva delle Federazioni nazionali e dei due laboratori, con un meccanismo imposto dallo stesso Stato russo (qualcuno ha sussurrato il nome dello stesso Putin, ma non essendo stata raccolta alcuna prova sul suo coinvolgimento, chi ne ha fatto le spese è stato il Ministro dello Sport). Ma come è possibile? In altre occasioni abbiamo già illustrato, seppur in modo schematico, come funziona il sistema internazionale di lotta al doping. La WADA e gli organismi nazionali (Comitati olimpio nazionali e Federazioni Nazionali) ed Internazionali (Federazioni, CIO, Comitato Internazionale Paralimpico) stabiliscono i comportamenti vietati (trattamenti e sostanze) e tipologie dei controlli e ne pianificano lo svolgimento. Sono poi i singoli organismi a far effettuare i controlli in base a quanto previsto nel Regolamento della WADA adottato nel 2015.

Ecco chi può effettuare i controlli

Chi può effettuare i controlli? Ce lo dice l’art. 5.2. del Regolamento. Ossia: le Federazioni Nazionali per le competizioni nazionali (art. 5.2.1); la Federazione Internazionale che organizza la competizione per i test pre e post competizione (art. 5.2.2.) qualsiasi organizzazione per gli eventi di primaria importanza (es. CIO per i giochi olimpici; Comitato internazionale Paralimpico per i propri giochi ecc.) per i test pre e post competizione; la stessa WADA; l’Ente Antidoping Nazionale per i controlli periodici ai propri atleti di riferimento. La regola generale è che ci può essere un solo Ente che fa effettuare i controlli relativamente ad ogni singola competizione, di solito questi avvengono a cura dell’organizzazione di quest’ultima. L’importante poi è che i reperti possono essere analizzati solamente nei laboratori accreditati dalla WADA o approvati dalla stessa. E qui che può entrare in gioco l’interesse locale o della Federazione ospitante. Perché, per prassi consolidata e motivata anche dalla necessità di contenere i costi e le tempistiche, l’Ente al quale sono demandati i controlli (di solito del paese organizzatore dell’evento) si rivolge al laboratorio locale accreditato o a quello “di fiducia”. Il tutto con la convinzione che il sistema sia effettuato super partes in base a dei protocolli uniformi ed accettati da tutti. Evidentemente in alcuni casi non è stato così! Qualcuno evidentemente ha barato, e, questa volta, non sono stati solo gli atleti (ed i loro staff) ma coloro che dovevano controllare che questi ultimi non barassero. Ma chi controlla i controllori? Nessuno, evidentemente!

Lo scandalo della Russia sulle tv internazionali