Stefano Impallomeni

Facciamo finta che Dzeko non sia mai arrivato. Che sia ai nastri di partenza e che la Roma lo abbia acquistato da poco per costruire l’offensiva alla Juventus con la speranza di vincere lo scudetto. E interroghiamoci. È lui l’uomo giusto per migliorare ancora l’attacco più prolifico del campionato? Ha le caratteristiche idonee per il gioco di Spalletti? O meglio, il bosniaco può essere il bomber della differenza? Dzeko non è così scarso, ma neanche l’attaccante della vita, quello che ti cambia la storia dei campionati. Al Wolfsburg Grafite veniva prima di lui. Al City Mancini per vincere ha dovuto rispolverare Tevez e persino Balotelli. Alla Roma, Totti lo ha superato nel momento decisivo della stagione.

Dzeko è bravo, ma non ha la rabbia in corpo

Dzeko va ai suoi ritmi, in modalità buone, ma mai eccellenti. Se ce l’hai, ti fa comodo. Lo utilizzi quando serve, ma non ti dà mai la sensazione della soluzione. Tranne Magath, Mancini, Spalletti e anche Pellegrini lo hanno gestito alternandolo con gli altri. Dandogli spazio a seconda delle esigenze. E’ bravo, ma non ha la rabbia in corpo. Quella presunzione relativa di essere “Il bomber” come nel caso di Suarez, di Ibra o di Lewandovski. È così: uno che dorme ugualmente se non segna. Indipendentemente dai moduli. Alcuni sono convinti che il 4-2-3-1 possa esaltarlo. Altri sostengono il contrario e dicono: no, il 4-3-3 o il 4-4-2 sono perfetti per un tipo come lui. Se fosse così facile, Spalletti avrebbe trovato il rimedio. Ma i fatti ci raccontano lievi e sensibili tracce di miglioramento. Gli abbiamo visto sbagliare l’impossibile nelle migliori formazioni schierate. E in diversi sistemi di gioco scelti da Spalletti. Non credo sia questo il problema di Dzeko, che è principalmente un problema caratteriale. Certo, se avesse una squadra “addosso” e due cursori esterni a rifornirlo a ripetizione, segnerebbe i suoi gol.

Spalletti ha poco tempo da perdere

Ma può una squadra basarsi esclusivamente su uno come lui, che non è Suarez o Ibra?  Il gioco vale la candela?  Può darsi che, se confermato, ci possa smentire con i fatti. Ma ci sono troppi se e troppi ma. Eppoi, è uno che fa centro quasi sempre dentro l’area e di testa, nonostante la statura, la prende poco e male. La Roma non può sbagliare scelta e, dopo un anno così, il dilemma sulla sua reale utilità resta. Sarebbe meglio non rischiare. Spalletti ha poco tempo da perdere. Il 9 è un numero di maglia pesante. In ogni angolo del pianeta, e specialmente in Europa, può  valere mezza squadra, un titolo o una qualificazione diretta alla Champions. Suarez, Ibra, Lewandovski, Kane, Vardy, Dybala e Higuain insegnano.