Maurizio Compagnoni

Anche se i risultati contrastano in modo evidente, sono dell’idea che le squadre italiane abbiano iniziato a prendere un po’ sul serio l’Europa League. Che sia una coppa di secondo piano rispetto alla Champions League è fuori discussione. Ma definirla una coppetta è stupido. Basti guardare l’albo d’oro delle ultime edizioni: due volte l’Atletico Madrid, una volta Porto e Chelsea e dopo la tripletta del Siviglia, il Manchester Utd. Questa edizione poteva rappresentare una buona occasione per la Roma ma la sconfitta nel derby di Coppa Italia ha – come spesso accade nella capitale – destabilizzato la squadra di Spalletti che è arrivata alla doppia sfida con il Lione disorientata e fragile. E’ un peccato perché la Roma aveva il potenziale per competere fino all’ultimo, sulla carta superiore (almeno per esperienza all’Ajax) e non credo inferiore al Manchester Utd.

Italiani, non sottovalutate l’Europa League

E le altre? Si chiederà qualcuno. Beh, l’Inter in autunno era allo sbando, in clamorosa crisi di identità. Quella della fase centrale della stagione, delle vittorie in serie con Pioli, avrebbe potuto fare strada. La Fiorentina difficilmente sarebbe arrivata in fondo, ma a metà della gara di ritorno con il Borussia Monchengladbach aveva la qualificazione saldamente in pugno, prima di un black out inspiegabile nella sua consistenza. Il Sassuolo era all’esordio, si è ritrovato con una rosa non all’altezza, soprattutto dopo i tanti infortuni iniziali.

MOURINHO HA CAPITO TUTTO
L’Europa League va presa sul serio perché, al di là del posto in Champions che va al vincitore, porta soldi e visibilità. Magari non la fase a gironi, ma dal momento in cui parte l’eliminazione diretta con il 16esimi tutto cambia. Sale il livello delle partite e l’attenzione dei tifosi. Mourinho, in una stagione travagliata in Premier League, finisce da trionfatore con il terzo “titulo”, dopo Community Shield e Coppa di Lega. Rilancia la sua immagine di allenatore vincente e consolida la sua posizione sulla panchina dei Red Devils. Eppure in campionato il Man Utd ha sofferto, è finito lontanissimo dalle posizioni di vertice. Il portoghese ha capito che l’Europa League sarebbe stata la manifestazione giusta per cambiare totalmente il volto – e di conseguenza il giudizio- sulla stagione del Manchester. Lo ha aiutato anche l’aver avuto un avversario dal nome prestigioso in finale: l’Ajax dei ragazzini terribili di Bosz che, tuttavia, a Stoccolma terribili non sono stati. Squadra timida, irriconoscibile. Ci sono tanti talenti nell’Ajax ma se ti nascondi in una finale di Coppa vuol dire che hai qualità tecniche ma sul piano della personalità non ci siamo. Di personalità, invece, ne ha dimostrata molta il Man Utd. Squadra giovane che verrà presto rinforzata. E allora Mourinho dovrà dare l’assalto al primato del Chelsea. Quest’anno si è disinteressato troppo presto dalla lotta al vertice in Premier.