Paolo Graldi

Adesso conosciamo perfettamente l’arcata dentale superiore di Maurizio Arrivabene, team principal di Ferrari, fissata nell’immagine da quel grido di dolore («Nooooooo!») e di raccapriccio alla vista di Sebastian Vettel rocambolare e poi accasciarsi dopo la prima curva, quattro o cinque secondi dopo il via. Un grido di dolore che si allunga sulla cavalcata mondiale, inesorabilmente perduta per quest’anno e schiaffeggiata da una Red Bull che ha tolto i suoi tori Ricciardo e Verstappen dalle stalle e li rigettati nell’arena di Sepang fino alla doppietta finale.

Formula 1, a Sepang ancora guai Ferrari

Magnum gaudium per i due scavezzacolli della bibita energetica che hanno mostrato di sapersi affrontare pericolosamente ma con rispetto regalando al pubblico malese e a noi a casa, svegli quasi fin dall’alba per scaldare i motori, emozioni autentiche. E si sono anche abbracciati, a fine gara, come due fratelli monelli che in pista non conoscono affetti e parentele e neanche convenienze ma, almeno tra loro, mostrano di saper applicare un fair play ancora inapplicato in altre alte e talvolta altezzose scuderie. Hanno vinto a Sepang per merito ma anche perché su quell’asfalto arroventato è successo di tutto, compreso il colpo di scena finale della Mercedes di Hamilton andata prima in fumo e poi arrosto davanti alle tribune centrali per afflosciarsi in un triangolo di prato, mentre lui, Lewis stringeva i pugni sul caso, anche lui a urlare «Noooooo!».

NICO ROSBERG, CHE RIMONTA!
Non ci poteva credere che in quell’istante, proprio mentre stava risucchiando e superando il vantaggio di Nico Rosberg nella scalata al Mondiale, il suo sogno furioso si polverizzava dentro una nuvola di fumo grigio. I giochi adesso sono riaperti ma il distacco da colmare è vistoso e arduo da riazzerare. Le occasioni, a cinque gare dalla fine del Circo per questa edizione, non mancheranno e tuttavia il tedesco di Monaco oggi sorride nel suo bagno di sudore: finito ultimo, penalizzato di dieci secondi, ha mostrato a tutti una straordinaria capacità di rimonta che lo ha portato sul podio, a festeggiare allegramente con i due matti della Red Bull che con lui hanno perfino condiviso, mai visto in Formula Uno, lo champagne in una scarpa di Ricciardo.

Rosberg Malesia

Rosberg festeggia sul podio (foto Pirelli Media)

LA FORZA RITROVATA DI RAIKKONEN
Bravo il vecchio leone finlandese: Kimi Raikkonen, chiamato da difendere i colori di Maranello dopo il mesto abbandono del suo compagno multi campione, non ha potuto reggere all’inseguimento di Nico ma ha svolto un lavoro diligente e intelligente. Lo davano, anche noi lo davamo, pronto per la poltrona a fare il papà e invece, di gara in gara, di prova in prova, l’uomo di ghiaccio secco che si esprime a monosillabi e non cambia mai espressione del volto sta dando prova di una ritrovata giovinezza: il rinnovo del contratto proprio nel momento più severo gli ha ridato fiducia e lo ha rilanciato. Certo la Ferrari dovrà presto sdoppiare il proprio impegno verso la rinascita: da una parte sperare nella genialità degli sviluppatori e dall’altra nei benefici influssi di qualche esorcista che sappia togliere da sotto gli zoccoli del cavallino qualche malocchio di troppo.

Raikkonen Malesia

Kimi Raikkonen (foto Liverani)

GOMME E SAFETY CAR VIRTUALI, QUANTI PASTICCI
Sempre puntuali, lucidi, assolutamente pertinenti i commenti di Jacques Villeneuve a tutta la corsa. I suoi giudizi sul Circo sono implacabili e severi e però sempre azzeccati. Non altrettanto si può dire del fascino delle camicie che indossa: sono in corso ricerche per capire dove caspita riesca a trovare stracci di quella fatta. Le critiche di Jacques alla safety virtuali sono ineccepibili e qualcuno dovrà farsi carico di cambiare un’innovazione che porta scompiglio, interpretazioni difficili su come regolarsi con i segnali luminosi con conseguenze anche pesantissime per i piloti che s’infilano in quelle trappole luminose. Fioccano le penalità come la pioggia d’autunno. Stupisce che la Formula Uno, lo sport che concentra e racchiude in sé i massimi sforzi sulle nuove tecnologie e disponga di apparati inimmaginabili altrimenti cada su regolamenti che, anziché migliorare il senso sportivo delle corse, lo rendono complicato, farraginoso e perfino inutile.

Se vi andate a risentire l’impeccabile e appassionato commento di Carlo Vanzini e di Marc Gené che accompagnano lo straordinario spettacolo di SkyHD, mai vista così la corsa delle macchine, sentirete che il problema delle gomme, della loro colorata varietà, delle strategie che sulla scelta compiuta si fanno e si disfano, sulla importante assoluta che hanno assunto nelle gara, beh, vi accorgerete che c’è qualcosa che non va: che lo spartito della corsa, il suo andamento e il suo esito, dipendono in gran parte da chi azzecca il tipo di gomma giusta al momento giusto, con la complicazione indispensabile dei pit stop.

Ferrari gomme

Le gomme della Ferrari (foto Pirelli Media)

UNA SOLUZIONE PER IL FUTURO
Una Formula Uno che cammina tutta sulla differenza delle gomme non ci piace per niente. Qualcuno, molto più autorevole di noi, ha detto che ne basterebbero tre: una per le qualifiche, una per la gara e una nuova adatta al bagnato se piove. Il resto degli onori e degli oneri va messo nelle mani, nei piedi e nella testa dei piloti, anche perché è a loro che sono destinati gli allori o i fischi. Non spero affatto che quelli degli pneumatici cambino idee e che il vecchio Ecclestone sulla via del tramonto si metta a pensare come rimediare a questo carosello. Umilmente mi iscrivo tra coloro, magari un po’ nostalgici, che vorrebbero vedere la bravura dei piloti emergere soprattutto dalla loro capacità di guidare quei mostri e non solo di tenerli a bada grazie alle scelte degli ingegneri delle gomme.