Massimo Piscedda

Il Napoli chiama Gabbiadini per risolvere i problemi. Il paradosso è che adesso non basta più il bel gioco ma all’improvviso ci si è accorti che forse mancano gli interpreti di un certo livello. Il ragazzo, classe ’91, è un ottimo attaccante, ma forse non è quel profilo che infiamma le folle, e a Napoli il problema è questo. Ha sempre giocato poco e spesso si è trovato a fare la riserva di grandi attaccanti, ora è chiamato a sostituirli e risolvere tutti i problemi di una squadra che quando perde non viene analizzata per il gioco espresso, ma per il fatto che qualcuno era assente, mentalità tutta italiana.

Gabbiadini è un ragazzo perbene, non ama stare sotto i riflettori e in una città come Napoli può diventare un problema. E’ un calciatore che per giocare ha modificato e lavorato molto sul suo modo di stare in campo. Nasce centravanti a Bergamo, a Bologna diventa esterno a destra (anche se il suo piede preferito è il sinistro), e in quel ruolo gioca spesso per poi a a volte tornare a fare il centravanti. Insomma per uno che gioca poco e in posizioni diverse è impossibile risolvere i problemi di una squadra che sembra essersi smarrita. E questo non è avvenuto perché la sua punta di riserva non riesce ad essere decisivo. Servirebbe un’analisi più ad ampio raggio sulla produzione del gioco, a prescindere dagli infortuni.