Maurizio Compagnoni

L’esonero era nell’aria. A dispetto dell’ottimismo che andava seminando Montella, giurando che la squadra era in crescita. Ma la classifica vale più di qualsiasi dichiarazione e l’esonero era quasi inevitabile. Magari può stupire la tempistica, considerando che contro il Torino il Milan non ha giocato una pessima partita. Del resto accadde anche con Mihajlovic, messo alla porta dopo una buona partita (con sconfitta) contro la Juve. C’è chi si stupì, ignorando che quel Milan, con l’allenatore serbo, aveva fatto due punti nelle ultime sei partite. Anche questa volta c’è un po’ di stupore. È vero, non c’è stato il crollo come accadde con Mihajlovic ma i 20 punti in classifica, esattamente come Chievo e Bologna, sono pochi. Troppo pochi per salvare la panchina di Montella.

Che la colpa non sia tutta dell’allenatore è evidente anche ai nemici (sempre che ne abbia) di Montella. Perché un anno fa di questi tempi il suo Milan, senza gli ingenti investimenti sul mercato che sarebbero arrivati l’estate successiva, stava andando bene, illudendo addirittura di poter lottare per un posto in Champions. Il primo anno di Montella, con la ciliegina della vittoria in Supercoppa, è stato positivo, con meritata conferma. In questa stagione Montella si è smarrito dopo una buona partenza, prigioniero di mille dubbi che lo hanno portato a cambiare idea di continuo. Mai la stessa formazione, mai lo stesso sistema di gioco. Montella ha dato la sensazione di navigare a vista, di cercare alla rinfusa una soluzione efficace. La squadra ha perso certezze, ha visto crollare la propria autostima. In uno scenario simile l’esonero era inevitabile.

Cosa dovrà fare Gattuso? Semplicemente evitare gli errori di Montella, puntare su un sistema di gioco e restituire un’identità alla squadra. Perché è evidente che il mercato è stato fatto male ma è ugualmente palese che la squadra non può avere una classifica come quella attuale. Gattuso ha una grande chance per dare una svolta alla sua carriera. Dopo le prime due esperienze con presidenti ingombranti (Palermo e Sion) e le successive due in piazze con situazioni societarie disastrate (Ofi Creta e Pisa) adesso il buon Ringhio ha l’occasione della sua vita.

Far bene da qui a fine stagione potrebbe aprirgli scenari clamorosi. Non si creda che Gattuso non abbia possibilità di restare, qualora dovesse fare bene. È vero, la proprietà ha idee ambiziose e punta su profili di altissimo livello, come Conte e Ancelotti. Ma con una rosa che ha evidenti carenze e l’incubo di un paio di sessioni di mercato in austerity per i paletti che (quasi sicuramente) imporrà l’Uefa, potrebbero allontanare i big dalla panchina del Milan. Ed ecco che Gattuso potrebbe ritagliarsi un ruolo di primo piano. Sempre che riesca a dare una identità al suo Diavolo.