Massimo Piscedda

L’ipotizzare che sarebbe finita era più che giustificabile. Montella fuori, dentro Gattuso. I risultati negativi avevano dato un preavviso che poi si è consolidato con le ultime prestazioni. È abbastanza chiaro che un allenatore come Gattuso, già vincente in Lega Pro con il Pisa, ma anche con un bagaglio di esperienza all’estero e al Palermo, quando decide di  accettare la panchina della Primavera del Milan, lo fa ben sapendo che aumentano le sue speranze di allenare la prima squadra, nel caso in cui ce ne sia bisogno.

Credo che le ultime dichiarazioni di Montella abbiano fatto il resto. D’altronde è difficile combattere i fischi di San Siro, non ci si riesce neanche avendo una dizione e una cultura sopra la norma. Milano ed il Milan di campioni ne hanno visti passare tanti e anche di grandi squadre. Delle frasi fatte, o delle promesse del tipo “stiamo migliorando, ma ci vuole tempo”, sia i tifosi che la società ne fanno volentieri a meno. Gattuso è il profilo giusto per rinascere e sperare, dato che la prossima prossima partita (almeno sulla carta) appare in discesa. Anche se, per far felice il Milan, il Benevento dovrà incombere per la quindicesima volta nell’inciampo della sconfitta e certamente i sanniti non vorranno fare la figura delle vittime sacrificali.

Gattuso quindi inizierà (presumibilmente) con una vittoria. Se ciò non accadesse, sarebbe molto grave e i bonus di fiducia e benevolenza da parte dei tifosi e dell’ambiente tutto, che il nuovo tecnico si porta dietro grazie al grande Ringhio che è stato sul campo (chapeau), diminuirebbero e di molto. A quel punto sul banco degli imputati andrebbe anche chi la squadra l’ha costruita, a prescindere da Montella o, eventualmente da Gattuso. Ma tutto questo rimane un’ipotesi, esattamente come quella descritta prima. Per avere la controprova, non resta che attendere il primo giudizio del campo.