Massimo Piscedda

L’Italia ha decisamente cambiato politica riguardo ai giovani e alla loro valorizzazione. Una grossa spinta è stata data dalla Lega di B, la quale, con l’imposizione del salary cap, ha determinato una serie di effetti domino che hanno aiutato le stesse società della cadetteria a liberarsi dei contratti più onerosi, puntando principalmente sui giovani più bravi delle società di serie A. Questo ha permesso alle due leghe di collaborare per la formazione dei ragazzi e per la loro definitiva consacrazione. Ora il problema riguarda la gestione di tutti questi talenti, e sono tanti, che negli ultimi tre anni si sono imposti talmente tanto da essere diventati protagonisti del mercato estivo.

Quando una ragazzo promettente si trasferisce da una squadra a un’altra per poter fare esperienza è giusto e sacrosanto che vada per giocare e non per guardare. Diffido sempre di quelle persone che pensano che i ragazzi migliorino non giocando mai la partita ma allenandosi con compagni di squadra che sono già campioni. Il giovane deve crescere nelle difficoltà e fare esperienza dei propri errori, e questo può succedere solo se vai in campo. Quindi le due società quando fanno un accordo devono essere sicure e determinate nel dare tutte le possibilità al ragazzo per potersi esprimere secondo le proprie caratteristiche, evitando di diventare vittima di controversie tecniche e qualche volta anche giuridiche.

Quando si parla di giovani nello sport si deve pensare sempre che si tratta un patrimonio da gestire nel migliore dei modi, perché sarà una risorsa per tutti anche dal punto di vista economico. Tante società lo hanno capito e negli ultimi anni si sono specializzate proprio in questo. Il Crotone ne è un esempio specifico e positivo per tutti. Chi legge la rosa che quest’anno ha compiuto l’impresa della salvezza si accorgerà che diversi calciatori sono stati valorizzati in maniera perfetta, con una formula grazie a cui la stessa società calabrese trarrà un profitto monetario, direi più che meritato.