Stefano Impallomeni

Questa volta, a distanza di 11 anni, nessun rifiuto. E di nuovo là dove avrebbe potuto provare l’ebbrezza della Premier da calciatore. Nell’agosto del 2005, dopo poco più di una settimana in prova, decise per il no e andò in Messico a chiudere la sua carriera. Pep Guardiola, ora, non ci ha pensato un attimo, firmando con molto anticipo il suo contratto, ed è  tornato a Manchester per saldare il suo conto, riprendendosi il City da allenatore. Nel giorno della sua presentazione ha già conquistato tutti e non poteva essere altrimenti.

Guardiola aspetta Suarez e Kroos

Il Pep è un magnete internazionale, capace di convincere ovunque anche quando non riesce a vincere tutto come gli è capitato a Monaco di Baviera. La Champions League, l’unico suo grande cruccio, in tre anni in cui il campionato si è trasformato in un’abitudine e il resto non è stato così avaro con un titolo mondiale per club messo in bacheca. Si riparte, dunque, per un’altra avventura. In Inghilterra, dall’impresa del Leicester di Ranieri, dal Chelsea di Conte e soprattutto dallo United di Mourinho e di Ibrahimovic.  Saranno avversari tosti e scomodi per Guardiola. Sfide eccitanti nel percorso che porterà al traguardo finale, che dovrà essere necessariamente uno solo: il titolo. Guardiola ha vinto praticamente ogni cosa che c’era da vincere. Da calciatore e poi da allenatore. Un’onda continua di affermazioni ottenute con uno stile inconfondibile. Le sue squadre giocano un calcio differente dalle altre. E la sua evoluzione dei sistemi di gioco è costante, sempre al passo con i tempi. Dal tiki-taka al tourbillon di cambi in corsa, con l’introduzione di variazioni tattiche a seconda delle esigenze. Sistemi diversi, da stordimento, capaci di disorientare chiunque, a volte anche i suoi stessi calciatori. La campagna acquisti ha previsto finora gli arrivi di Gundogan, Nolito e il giovane ucraino Zinchenko, il più giovane marcatore in nazionale prima di Shevchenko. Un ‘96 cresciuto nello Shakhtar, uno dei tanti giovani da lanciare, da educare. L’altro ‘96 sarebbe nel mirino: si tratta di Sané, fenomeno dello Schalke e della Germania, l’ultima grande promessa del panorama internazionale pronta a far parlare di sé. Gli obiettivi principali, veri, restano però due: Suarez e Kroos. Con loro il City compierebbe un salto di qualità immediato, in attesa delle coordinate di Guardiola determinato a partire subito alla grande.Guardiola City

Allenatore capace di reinventarsi

Mercato a parte, il Manchester City sarà competitivo. Avrà subito un’identità, a prescindere dai moduli. Guardiola non è soltanto suggestione tattica, innovazione, ma anche manico di ferro. Ha carattere e non si accontenta mai. Il suo calcio non si ferma al 4-3-3, ma muta in relazione allo sviluppo generale. Studia, si aggiorna e si inventa sempre qualcosa per non annoiarsi. È un allenatore completo, grande motivatore e non soltanto un insegnante, uno scienziato che ha voglia di marcare un’epoca. Guardiola, per certi versi, è già letteratura. Il suo Barcellona è stato esaltato e, spesso, copiato male. Il Guardiolismo è stata una filosofia che ha fatto parte della storia del calcio mondiale. Il suo modo di fare football è cambiato. Non è un monologo scontato e prevedibile. Le sue squadre restano radicate in concetti imprescindibili: difesa alta, pressing alto, riconquista del possesso palla il più velocemente possibile per poi mantenerlo allo stesso modo. E movimento, movimento continuo, con e senza palla. Senza dimenticare quei triangoli replicati in ogni zona del campo. Scambi ravvicinati e fraseggio vicino. Stretti e larghi allo stesso tempo. In 30 metri di campo, insomma, una squadra compatta, capace di scegliersi il momento per l’attacco e per la difesa. Bielsa, il suo maestro, gli ha dato una mano, l’ispirazione. Il calcio, indipendentemente dai moduli, è un movimento calcolato, pensato, costruito. Guardiola non fallirà, neanche in Premier, perché si rinnova, è intelligente e ha un grande carisma.