Stefano Impallomeni

I veri bomber li riconosci dal volto. Il viso e lo sguardo raccontano spesso un repertorio e delle caratteristiche ben precise. Chi bravo di testa, chi uomo d’area rapace, chi abile nel dribbling, chi nel tiro e così via. Ognuno nella storia del calcio ha messo in evidenza uno stile emerso da un’espressione del volto, da una mimica facciale, da una fisiognomica definita. Chi, come della mia generazione e restando nei nostri confini, non si ricorda lo sguardo di sfida di Chinaglia o la strafottenza di Pruzzo? Chi potrà mai dimenticare il coraggio di Boninsegna, il cinismo di Riva, la perfidia di Bettega o la generosità prepotente di Graziani? Tratti indimenticabili. Maschere riconoscibili da indossare nei sogni, perché ognuno di noi, da ragazzo, cercava di essere come loro. Ognuno di noi aveva il suo eroe.

I nostri idoli d’infanzia

Ognuno di noi tifava una squadra perché amava l’uno o detestava l’altro non tanto per i gol segnati quanto per un generico e, al tempo stesso, particolare modo di fare, di agire, di comportarsi. Sono stati i nostri idoli di infanzia e grandi campioni di personalità. Sono stati  punti di riferimento da imitare non soltanto nelle caratteristiche tecniche e nelle proprietà balistiche. Io, ad esempio, impazzivo per l’esultanza.  La mia preferita era quella di Paolino Pulici, legnoso bomber del Torino campione nella metà degli anni 70. Irripetibile: pugni chiusi al cielo, paralleli, braccia rigide e composte. Esultanza stupenda. Anche la sua, di faccia, niente male. Una faccia che metteva paura, parlava, che sapeva inquietare difese e tifosi avversari. Sergio Leone, mitico regista dalla fama mondiale nato a Trastevere, si sarebbe divertito anche adesso. Con i suoi proverbiali primi piani, uno dietro l’altro, a trasformarli in attori protagonisti di un’era significativa. Grazie alle sue riprese, con i dettagli sugli occhi, a metterli insieme come Clint Eastwood e gli altri ne Il buono,  il brutto e il cattivo. Tutti insieme nel tempo come in un film immaginario, sì, sarebbe stato bello. Le espressioni prima delle abilità. La preparazione prima dell’esecuzione. Tutti pistoleri, bravi e diversi, insieme a circolo, pronti a sparare il primo colpo per accaparrarsi un titolo, una prima pagina, le attenzioni del caso.

Paolo Pulici nella sua tipica esultanza.

Anche oggi quel filo romantico, se volete, esiste ancora. Basta saperlo apprezzare per gustarsi ancora quel poco di bel calcio che resta. Altro che tattiche. Preferiamo i volti, solo volti e soprattutto i gol da mestieranti, quelli che te li ricordi per tutta la vita. Anche oggi non ci possiamo lamentare. Anche oggi i veri bomber li riconosci dal volto. Basta guardarli un attimo per capire chi sono e cosa potrebbero inventarsi dal nulla, fuori da ogni logica. Ibra, Suarez, Lewandovski, Cavani, tanto per fare alcuni esempi, appartengono allo stesso partito. Sono nati cecchini come Higuain, che nel suo secondo ritorno al San Paolo non ha sbagliato mira, decidendo una battaglia di nervi e di sentimenti traditi. La sua è stata una doppietta finale, senza rispettosa esultanza, senza se e senza ma. Una doppietta segnata con freddezza e desiderata tantissimo. Preparata con teatralità, prima e durante la partita. Da pistolero consumato ed esperto.

Sarri e De Laurentiis durante il ritiro estivo di Dimaro

UN SOLO NEMICO DA BATTERE
L’argentino, tornato due volte nel giro di tre giorni sul suo ex campo, non ha fatto sconti piegando la stagione del Napoli. Faccia tirata, rabbia in corpo e non un solo dito medio contro nessuno, ma un dito indice che voleva dire tutto. Un dito che ha voluto indicare il suo stato d’animo, indirizzato a uno solo. Un solo nemico da battere e da abbattere: De Laurentiis, il nemico degli ultimi mesi napoletani. Un gesto rabbioso, il suo, da bomber dalla mentalità impressionante. Higuain ha rischiato, e nonostante la sconfitta, ha vinto. Un gesto che farà storia insieme con le sue parole. “È colpa sua se sono andato via”, ha detto Higuain. Resta soprattutto questo prima delle sue esecuzioni esemplari che hanno regalato per la prima volta la terza finale consecutiva di Coppa Italia nella storia della Juventus. Due gol chiamati e voluti. Ruvidi e potenti come il suo carattere. Due gol alla Higuain, che parla con i gol e con il volto. Come i vecchi bomber di una volta. Due reti sporche, da centravanti di razza, che spiegano perché sia un pistolero così costoso e ricercato sul mercato. Un regolamento di conti in vecchio stile con la prima posta in palio vera della stagione da guadagnarsi. Due gol alla Chinaglia, alla Bonimba, due reti da calcio antico e coraggioso che ricorderemo per parecchio tempo. Il Pipita fa paura: quattro tiri nello specchio, quattro gol contro il Napoli. La Juve ha fatto un affare sia sul campo che in cassaforte. De Laurentiis soltanto in cassaforte. Che errore è stato farselo scappare e, soprattutto, che errore è stato provocarlo. I bomber così è meglio lasciarli stare e tenerseli sempre amici. Portano fortuna o sfortuna, a seconda dei casi. E dei gol.