Stefano Impallomeni

Se uno riesce a costringere più di 90.000 persone in diretta su Facebook, per far pubblicità alla sua nuova linea di abbigliamento, vuol dire che è semplicemente un genio. Tutti attendevano di sapere dove diavolo giocasse nella prossima stagione e invece solo sorrisi, frasi ad effetto, supercazzole esilaranti. In primo piano, a Parigi, soltanto il suo brand extracalcistico. Si parla perlopiù di vestiti, mutande e altro ancora. AZ, dall’Amatore a Zlatan (spiegata dallo stesso svedese), la sigla della sua azienda. Ibra si diverte a prendere in giro i tifosi di mezza Europa.

Ibrahimovic tra le righe ci ha detto qualcosa

Non svela nulla. Ammicca al Manchester United e a Mourinho, ma non dichiara un bel niente. Una finta colossale, social, indovinata. Un grande bluff in un resoconto dettagliato del suo business. Lo show crea aspettative e finisce dove vuole lui. Tra chi lo ama e lo detesta, un mare di tweets e di likes a corredare un pomeriggio interessante, inedito, poco noioso. Ibra non ci ha detto dove giocherà, ma ci ha confermato la sua genialità. Per un giorno, Re del marketing al livello, se non più bravo, di uno scafato dirigente d’azienda. Al di là delle simpatie e delle antipatie, Ibra fa notizia senza darla. Un vero fenomeno mediatico: è lui il Man of the Day. Parla di Ali, “Il migliore, il più grande”, dice che da quando è andato via a Parigi non smette più di piovere, perché  la città è triste per il suo addio e ora che è tornato splende il sole, afferma che “i secondi sono i primi degli ultimi e non sono il mio target”. Insomma, il solito incorreggibile spaccone, che però non smentisce una possibilità: “Dove andrò? Ve lo dirò quando finiranno le storie che mi riguardano. Non posso confermare nulla sul Manchester United”. Ibra, televendita social a parte, qualcosa ce l’ha detta.