Stefano Impallomeni

Alla fine il caos interista diventa più calmo del previsto. Dopo le scintille di una domenica senza né capo e né coda, il risultato è quello di non decidere veramente. Il club non produce alcuna sentenza esemplare. Dopo la sconfitta con il Cagliari, fuori dal campo esce uno zero a zero avaro di spettacolo, molto diplomatico. Icardi resta al centro del mondo nerazzurro. Nessuno strappo, se non quello delle pagine incriminate dell’autobiografia più discussa degli ultimi tempi. Gli ultrà vengono accontentati, Icardi è costretto a rimangiarsi quel che pensava realmente: tante scuse, una multona da pagare e fascia di capitano conservata ancora al braccio. Le offese reciproche restano però sullo sfondo di una vicenda brutta, che intristisce parecchio, in cui le responsabilità sono di tutti.

1) Icardi ha sbagliato il modo e il contenuto del suo scritto, manifestando un pensiero folle e facendo riemergere un attrito risolto, (andato in prescrizione dopo numerosi incontri con gli ultrà) con il richiamo ad amici argentini per un regolamento di conti infantile e chissà quanto pericoloso. Come Tarzan ha alzato la voce, emettendo però l’urlo sbagliato che non ha spaventato nessuno e che ha irritato parecchio. L’ episodio, quello di Reggio Emilia con il Sassuolo (nel video sotto, nda), andava non menzionato in un’autobiografia imberbe e scarna di titoli, considerati anche i suoi 23 anni. Il rigore sbagliato, la sconfitta con il Cagliari, un’Inter sbandata sono stati gli effetti indesiderati. Ha cominciato lui e ha cominciato male.

2) La Curva ha fatto il resto e ha continuato come era nelle previsioni. Se si fosse fermata al comunicato, sarebbe stato un successo. E invece le esagerazioni supplementari hanno sottolineato un altro torto, quello di non voler mettere un punto e di andare oltre il buongusto. Gli striscioni offensivi durante la partita con il Cagliari e gli altri, con assedio annesso sotto casa dell’argentino, hanno ingigantito il fatto, l’hanno trasformato in un fatto di cronaca più nera che azzurra. Striscioni e comportamenti intollerabili, senza ulteriori commenti.

3) Il club, da parte sua, ha avuto una linea oscillante, molto di pancia forse anche per nascondere l’ennesima partita buttata al vento e una gestione tecnica insoddisfacente. Prima colpevolista e in seconda battuta innocentista. Il non aver letto le pagine intimidatorie e gravissime di Icardi ai tifosi della curva è stato un errore grossolano. Il resto del popolo interista, infine, ha fatto sapere la sua, schierandosi con Icardi e prendendo le distanze dal tifo più estremo, nel tentativo di aggrapparsi disperatamente a un fragile presente, mal celando il vuoto conoscitivo del passato.

Intendiamoci, è sacrosanto difendere quel che resta di buono o di migliore, sbandierare con orgoglio interismi a vario titolo, ma se andiamo indietro nel tempo e nella storia ci accorgiamo il vero tesoro disperso, le guide preziose, le personalità vincenti sparite. I capitani veri, purtroppo per i tifosi interisti e per Icardi, appartengono a un altro calcio. Icardi si informi, si dedichi allo studio per conoscere meglio chi sono stati Meazza, Facchetti, Mazzola, Baresi, Bergomi e Zanetti. Allora sì che farà il salto di qualità definitivo e sarà amato da tutti, soprattutto dalla Curva che non aspetta altro. A 23 anni c’è tutto il tempo possibile per scrivere un’altra storia, quella sul campo, quella che serve a lui e ai tifosi. Che lo faccia, senza richiami stentorei alla Tarzan, con la classe e i gol che sa realizzare in ogni modo.