Bobo Craxi

Anche a volerlo cercare, un difetto, la campagna di mercato dei nuovi locatari del Milan non ce l’ha. Lo shopping isterico e compulsivo degli amministratori rossoneri, con il fondo americano alle spalle, ha il pregio di restituire fiducia ad un ambiente che l’aveva perduta e di lasciare senza parole i detrattori.

C’è una spietata perfidia ed una ben orchestrata regia dietro l’escalation commerciale delle ultime settimane, quella che compera talenti in erba (Kessie, Conti), giocatori promettenti o indefiniti (Borini, Rodriguez, Musacchio), usati sicuri (Biglia) o calciatori conclamati (Andre Silva, Çalhanoglu). Fino allo sfregio ad una concorrente passata e futura, che si é messa al petto scudetto e coppa nostrana utilizzando un grande di Milanello come Pirlo e che ora é costretta ad abbozzare di fronte alla sottrazione del pivot principale della sua difesa reale. L’offerta della fascia a Bonucci aumenta il carattere guascone e provincialotto dell’operazione. Assieme al rinnovo del mai troppo chiacchierato Donnarumma in un format famigliare abbastanza disgustoso, i due episodi rappresentano diciamo la caduta di stile cafona di questa prepotente entrata a piedi uniti di cinesi e manager di primo pelo nella vicenda rossonera.

Ma tanto é, anche questa volta non si potrebbe obiettare che Berlusconi ha capito che non lasciava la società del tutto in cattive mani. A debito ci si possono togliere dei capricci e l’acquisto a rate di questi giocatori a botte di trenta milioni è giustificato soltanto dalla spregiudicata fiducia che il fondo americano ha nell’operazione. E mal che vada, cioè che non ci si piazzi né in Italia né in Europa, la vendita di questi “asset” non sarà un grande problema. L’assunto di fondo resta che una grande squadra di una grande città e con un brand internazionale come il Milan, una società di un gioco come il calcio che non sembra conoscere crisi nelle crisi, può sempre generare profitti. Insomma non é il Siena o il Parma, che dopo capricciose campagne acquisti si sono ritrovate gambe all’aria.

Le grandi stanno a guardare mentre il Milan si é rifatto da capo. I tifosi milanisti più anziani, che hanno visto come centrali di difesa Lanzi e Dolci, poi Venturi e Bet, o Zecchini e Minoia, non si erano scossi più di tanto a sopportare la coppia Zapata-Paletta, visto che il convento povero passa sempre un cibo scadente. Per questo oggi gongolano all’idea che per la prima volta in cinque anni il Milan sulla carta torna competitivo, e digeriscono pure per questo le isteriche cadute di stile di questa società, guidata da raider di mercato senza volto e da manager senza scrupoli, ma con una mezza idea del calcio in testa.

Aveva bisogno di ricoprire molti ruoli questa squadra e in teoria, perché la risposta la daranno i fatti, la rivoluzione cinese ha soddisfatto il palato del tifoso e dell’osservatore critico più attento. La forma naturalmente é quello che é, ma la società odierna richiede la sostanza ed il mercato isterico dei nuovi locatari di sostanza alla squadra che fu di Berlusconi ne ha regalata.