Francesco Paolo Traisci

A pochi giorni dallo scontro diretto in campionato, Juventus e Inter si sono incrociate per l’ennesima volta, ma nelle aule di un Tribunale. E’ veramente l’ultima parola quella del TAR Lazio che ha respinto il ricorso della Juventus per un risarcimento milionario (oltre 440 i milioni chiesti dalla società bianconera)? Nessun risarcimento è dovuto al club di Torino per la revoca dello scudetto del 2006, la sua assegnazione da parte della FIGC all’Inter per scorrimento della classifica (l’Inter in quell’anno si è piazzata al terzo posto, dopo il Milan, a sua volta implicato nelle stesse vicende giudiziarie), nonché la retrocessione a tavolino del club in serie B e la conseguente uscita (temporanea) dal calcio che conta.  Per molti si tratta di una sentenza largamente annunciata dallo stesso presidente del Collegio giudicante allorché durante l’udienza di discussione della causa ha interrotto la lunga arringa di uno dei difensori del club bianconero dicendo “ma questo dovete andare a dirlo alla giustizia sportiva, mica a noi!”. Ecco, proprio su questa base è arrivata la pronuncia del giudice statale: la giustizia ordinaria non può pronunciarsi se lo ha già fatto il collegio arbitrale della giustizia sportiva.

Pairetto calciopoli

Pierluigi Pairetto, designatore arbitrale ai tempi di Calciopoli.

LE TAPPE DELLA VICENDA CALCIOPOLI
Ripercorriamo brevemente le tappe della vicenda che sembrano aver aggiunto un ulteriore tassello nella disciplina dei delicati rapporti fra giustizia ordinaria e giustizia sportiva. I fatti sono noti: nel 2006, da alcune intercettazioni telefoniche è emerso che alcuni dirigenti di importanti club italiani (Juve, Milan, Fiorentina e Lazio in primis) intrattenevano rapporti più che amichevoli con alcuni esponenti di spicco della FIGC e del mondo arbitrale. Ciò diede luogo ad una serie di processi sportivi all’interno della FIGC. La società maggiormente penalizzata fu la Juventus che si vide revocare, dalla Commissione istituita all’interno della FIGC dall’allora commissario Guido Rossi, gli ultimi due scudetti, uno attribuito all’Inter ed uno non assegnato e retrocedere in serie B con una forte penalizzazione. Parallelamente è iniziato il processo penale contro alcuni dei dirigenti sportivi più noti del calcio dell’epoca fra cui il Direttore della Juventus, Moggi, e l’amministratore delegato Giraudo, conclusosi solo qualche tempo fa con la sentenza definitiva della Cassazione.
Sennonché nel corso di quel processo tenutosi a Napoli sono venute alla luce ulteriori telefonate prodotte dai legali di Moggi che hanno messo in evidenza che non erano solamente Juve, Milan,Fiorentina e Lazio ad intrattenere rapporti di “eccessiva cordialità” con dirigenti della federazione e con i vertici degli arbitri, ma quasi tutti i club di serie A, Inter compresa.

Moggi Calciopoli

Luciano Moggi e l’ex arbitro Racalbuto durante il Processo Calciopoli.


L’INDAGINE DI PALAZZI NON PORTO’ A NULLA

Non potendo più ignorare queste telefonate, il Procuratore Federale Palazzi fu costretto ad una seconda indagine che non portò a nessuna sanzione perché tutti gli eventuali illeciti erano caduti in prescrizione. La Juve chiese però al Consiglio Federale la revoca del titolo assegnato a tavolino all’Inter perché i nerazzurri avevano commesso gli stessi reati per i quali le erano stati annullati i due scudetti del 2005 e del 2006. Il Consiglio Federale tuttavia decise di non poter accogliere la richiesta della Juve ritenendo di essere un organo di “orientamento e di indirizzo” e non organo di giustizia. “Non possiamo emettere sentenze”, disse l’allora presidente Abete per giustificare la decisione. In realtà il Consiglio lamentava di avere le mani legate perché giuridicamente i fatti non erano più rilevanti e quindi, salvo una rinuncia alla prescrizione (che li avrebbe di fatto resi rilevanti) da parte dei diretti interessati, non avrebbero potuto essere tenuti in considerazione per alcun provvedimento della Federazione. Ma perché tanto ritardo nello svolgimento delle indagini? Troppe ore di conversazione da ascoltare avrebbero impedito agli inquirenti di dedicare la dovuta attenzione a ciascuna telefonata, costringendoli a scartarne molte ritenendole ininfluenti. Tanto che l’allora commissario straordinario Guido Rossi si affettò a giustificarsi dicendo che né lui né altri erano a conoscenza di quelle telefonate! Sufficiente per confutare accuse di parzialità, negligenza e disparità di trattamento fra club? Non per Della Valle che ha denunciato lo stesso Rossi con un’ampia richiesta di danni.

Della Valle calciopoli

Diego Della Valle durante una conferenza stampa del 2011 sullo Scudetto 2006 assegnato all’Inter.

Contro la delibera di rigetto e contro la società beneficiaria della stessa, la Juve fece ricorso al TNAS, chiamando quindi l’Inter e la Federazione a difendersi dalle accuse. Il Collegio però decise anche lui di essere incompetente e non prese alcuna posizione, rigettando di fatto ogni richiesta.  Tappa successiva della battaglia fra la Juve, l’Inter e la FIGC è stata poi l’impugnazione del lodo nella sua sede naturale del giudice civile, la Corte d’Appello di Roma. A quest’ultima il club di Agnelli ha chiesto di annullare il lodo del TNAS: non avrebbe potuto esimersi dal pronunciarsi ed invece ha evitato di entrare nel merito. Citato in giudizio anche il Coni che avrebbe nominato ad hoc i componenti del collegio e ne anche avrebbe poi condizionato il giudizio specificando a ridosso del giudizio che la scelta di assegnare o togliere uno scudetto spetta (contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio Federale nella delibera poi impugnata nel lodo) alle singole Federazioni, “lasciando così intendere, hanno sostenuto i legali, che prima non poteva, cosa non vera”.

NEL FRATTEMPO LA JUVENTUS HA CHIESTO I DANNI
Nel frattempo la Juventus ha deciso di ricoltivare l’impugnazione della stessa delibera con la quale si riassegnava lo scudetto all’Inter direttamente dinanzi alla giustizia statale ed in particolare dinanzi al TAR (come in genere previsto per gli atti della Pubblica Amministrazione). Riprendendo un giudizio precedentemente abbandonato, il club bianconero ha impugnato perché, frutto di una evidente disparità di trattamento, avrebbe causato ingenti danni alla causa juventina, danni quantificati in quasi 444 milioni. Se non è competente il giudice sportivo per forza deve esserlo quello statale: questo è stato il ragionamento dei legali bianconeri. Ciò non è bastato però a convincere il Collegio che, qualche giorno fa, ha dichiarato la inammissibilità del ricorso. Sicuramente ha pesato sulla pronuncia anche la precedente condotta processuale del club sintetizzato nelle parole del giudice “l’intera vicenda, è già stata trattata in un precedente ricorso, presentato sempre dalla Juventus nel 2006, e poi abbandonato dalla società, che preferì ricorrere al lodo arbitrale da cui tuttavia uscì sconfitta”. In realtà all’epoca i legali bianconeri non ebbero grande scelta: analoghi ricorsi presentati da altri club contro le sentenze di Calciopoli erano stati dichiarati inammissibili proprio perché prima avrebbero dovuto essere esperiti tutti i gradi della giustizia sportiva. D’altra parte la legge del 17 ottobre 2003 (che ha cercato di definire i rapporti fra la giurisdizione sportiva e quella statale), pur escludendo dalle materie riservate agli organi della giustizia sportiva quella dedicata ai rapporti patrimoniali (art. 3, b), ha specificato che prima di adire il giudice statale è necessario che vengano esauriti tutti i procedimenti di giustizia sportiva (art. 3, d). Ciò che i legali juventini hanno correttamente fatto.

IL TAR HA MESSO LA PAROLA FINE?
Ora che succederà? In linea di principio contro una pronuncia del TAR è sempre possibile proporre impugnazione dinnanzi al Consiglio di Stato, anche se la decisione del TAR Lazio sembra nello specifico ben supportata anche da considerazioni che entrano nel merito della vicenda, come hanno affermato soddisfatti i legali di Inter e FIGC. Di fatto l’effettiva impugnazione dipende dai margini che lascia la sentenza e che ora sono al vaglio dei legali del club bianconero. Non bisogna poi dimenticare la vicenda legata all’impugnazione del lodo del TNAS dinnanzi alla Corte di Appello. Quest’ultima potrebbe in teoria pronunciarsi per la nullità del lodo e la necessità di riformare la decisione sulla revoca dello scudetto del 2006 all’Inter. Ma anche questo scenario ci sembra poco realistico, anche se sono in molti a crederci. Chissà.  Per ora godiamoci la sfida sul campo. Solo quello è lo spettacolo vero che ci piace osservare.