Stefano Impallomeni

Un ribaltone inatteso e per certi versi clamoroso. Il Milan scavalca l’Inter, prendendosi il sesto posto in classifica. Nella settimana del closing niente male o, sarebbe meglio dire, meglio di niente. I cinesi potenziali avanti a quelli reali di Suning, sempre più attonito dopo il rovescio calabrese di Crotone. Un sorpasso, a dir la verità, senza strombazzate e alleluia. Un sorpassino e basta, a ridosso di un’ Europa League ancora vicina, ma non raggiunta nei numeri. Il derby pre pasquale, insomma, avrà un’eco relativa dal punto di vista dei contenuti, abbastanza consistente per quanto concerne i rispettivi blasoni. 

Un derbino o un derbone, fate voi, che per questione di affari andrà in scena all’ora di pranzo, in pieno prime time cinese. Sono lontani i tempi del super Milan Berlusconiano, quello degli Invincibili e dei magnifici campionissimi. Com’è lontana l’Internazionale di Milano, quella del Triplete, l’ultima a centrare un all-in da sballo con Mourinho sopra la panca. Sabato ci sarà spazio per quel che resta. Per quei calciatori altalenanti, buoni, ma mai veramente entrati nell’immaginario collettivo. Il calcio che conta non è più a Milano, che si scopre nelle retrovie da oltre un quinquennio. La Champions si guarda spesso in tv, con i nerazzurri assenti dal 2011-12 e i rossoneri dal 2013-14. E anche per il prossimo anno non si prevedono eccezioni. Ogni stagione ci si riprova e alla fine si contano le buone intenzioni, si raccontano i rimpianti, si sommano i se con i ma.

Sarebbe incauto e per nulla professionale trinciare giudizi, andare giù con la mannaia, criticando quel che avrebbe dovuto essere e non è stato. Il calcio non è una materia qualsiasi, molto complessa, e soprattutto è un’azienda in costante rivolgimento, densa di fibrillazioni inspiegabili con annessi potenziali colpi di fortuna. Una cosa, però, sembra essere certa. Sia il Milan che l’Inter hanno perso un filo conduttore comune. Berlusconi e Moratti, seppur dissimili, sono stati le stelle polari di un ambiente che sapeva capire un umore, cavalcarlo e in alcuni casi combatterlo. Con loro le squadre erano più squadre e i tifosi erano più tifosi. I successi si conseguono sempre insieme. Se la società traina, il pubblico ti segue e ti supporta.

Inter-Suning

Steven Zhang, figlio del patron di Suning Zhang Jindong

A Milano e non solo, la gente si interroga. Sui cinesi, sulla loro capacità di delega. Non è questione di soldi, ma di abilità nel fare le scelte giuste. Il talento, spesso, è nelle scelte non nei colpi di tacco. E in questo, occorre ricordarlo, nessuno ha fatto meglio del primo, appassionato, Berlusconi. Ecco, da oggi in poi, oltre il derby, serve capire chi saranno questi cinesi, a chi delegheranno, come sapranno far coniugare finanza e cuore. Non una faccendina di poco conto, non una cosa di facile risoluzione.

Nel frattempo, parola al campo. Suso da una parte e Icardi dall’altra si candidano a uomini derby. Lo spagnolo è un calciatore sottovalutato, forse uno dei più bravi del campionato. Ha una classe rara e un mancino non esattamente lontano dall’altro piede. Sa convergere bene il suo calcio, nonostante l’asimmetria del suo talento. È armonioso nella rifinitura e sa sempre quel che fa. Icardi è il leone silenzioso di un branco tornato selvaggio e scomposto. Si attende un urlo dalla savana nerazzurra per rimettere le cose a posto. Per un controsorpasso, anche se l’Inter non è l’uovo di Colombo. Crotone è stato il punto più basso degli ultimi anni. Una sconfitta inaccettabile, anche per chi non è esattamente un tifoso nerazzurro.