Stefano Impallomeni

Higuain è l’uomo della differenza. Con il Napoli risolutore e con il Lione, nonostante il suo gol N° 100 in Italia, sprecone e decisivo al contrario. Se la Juve non ha vinto la colpa non è di Higuain, ma non aver tradotto in rete un invito di Mandzukic quando la partita si poteva chiudere lascia qualche rimpianto e riflessione in più. La Juve, attualmente, si riconosce nelle individualità spiccate. Va avanti a colpi di carattere, campa di rendita. Schiuma rabbia agonistica qua e là, si aggrappa al mestiere, in attesa di tornare a ruggire grazie a una condizione atletica migliore. Si dice che Allegri abbia le sue responsabilità perché il gioco lascia a desiderare. Condivisibile fino a un certo punto.

Una Juve che negli anni è cambiata

La Juve negli anni è cambiata, ma è rimasta una splendida protagonista, in Italia e in Europa. Non è poco quel che ha saputo fare Allegri, anzi tantissimo. Vidal , Pirlo e Pogba sono elementi che perdi negli anni e non in una stagione. Non sono arrivati fuoriclasse. Marchisio è rientrato da poco. Pjanic deve capire l’allenatore e l’ambiente. Hernanes resta opaco. Sturaro fa il suo. Khedira è ancora pesante.

Questo il quadro di un centrocampo non più sfavillante, che è il cuore del presunto problema, ma che è ugualmente sopra la media, specialmente per il campionato. Buffon, però, ha avvertito tutti. O si torna a giocare meglio o sono dolori. Giusto tenere alta l’attenzione. Il rovescio a Reggio Emilia contro il Sassuolo, lo scorso anno, insegna, anche se novembre non è un mese esatto per raccontare alcunché. La strada è lunga. Anche così i bianconeri sono avanti 4 punti sulla Roma e 7 sul Napoli, le probabili contendenti al titolo. Non c’è motivo per essere preoccupati, non ci devono essere attacchi di panico. In Europa bastano 2 punti in due partite per centrare gli ottavi di Champions e una vittoria a Siviglia per prendersi il primo posto del girone. Non una missione impossibile. In attacco Higuain ha segnato 9 reti complessive, non giocando ancora un calcio di alto livello. Mandzukic è importante. Dybala è infortunato. Pjaca è tutto da scoprire. La Juventus sta pagando una forma non eccezionale, forse un calo fisico e i tanti infortuni. In difesa, tranne Barzagli, hanno pagato tutti dazio. Dani Alves ancora non ha inciso. Cuadrado resta una freccia straordinaria, il colombiano sta alla Juve come a casa sua. Se fossi in Allegri, non sarei allarmato. Il segreto della Juventus è nel curare i dettagli.

IL CLUB BIANCONERO E’ UNA GARANZIA
La società è una garanzia: mette sotto pressione ognuno, anche se stessa. C’è uno stress positivo, critico in cui Marotta e Paratici interrogano, chiedono, si informano. Allegri è sotto pressione sempre, come i suoi giocatori. Il club è presente e sa cosa manca alla Juventus. A gennaio si potrebbe intervenire sul mercato. Vigilare e migliorare la squadra può diventare un obbligo. Meglio non fidarsi di nessuno. Quest’anno è un campionato strano e una Champions strana dove non c’è ancora un padrone assoluto. Le spagnole faticano, il Bayern non esalta. È ancora presto per dire se la Juventus può essere davvero vulnerabile. I numeri restano spaventosi. È imbattuta in casa in competizioni ufficiali da 32 partite. L’ultima sconfitta interna nelle coppe europee risale all’aprile 2013, con il Bayern. Quello di Tolisso è il primo gol subito dalla Juve in questa Champions League. Forse con il Lione, nel primo tempo, sono stati troppi i tiri subiti rispetto agli altri primi tempi giocati in Europa: 8 tentativi concessi agli avversari non sono pochi. Ma aspettiamo. Novembre, come dice Allegri, è un mese che racconta poco, a patto di non complicarsi la vita. La Juventus deve capire che così non basta, ma resta la più forte in Italia e in Europa serve qualità e corsa, oltre i gol dei soliti noti. Ma, per carità, non aggiungiamo altro. I problemi sono altri e più complessi.