Stefano Impallomeni

Siamo al giro di boa. 19 partite, anzi 18, e una conferma: la Juventus è sempre lassù a dettare ritmo e punti. La squadra di Allegri ha praticamente sempre vinto, perdendo tre partite fuori casa con Inter, Milan e Genoa. Ha perso ai rigori una Supercoppa contro il Milan ma i 45 punti conquistati in campionato certificano un dominio difficilmente contrastabile. In Champions è agli ottavi con vista quarti, considerando il Porto un avversario non irresistibile. Il bilancio è ultra positivo. Allegri ha saputo cambiare pelle alla sua squadra, meno bella e ugualmente competitiva. La Juve è andata oltre se stessa, trovando nuove motivazioni ed ennesimi impulsi.

Sesto scudetto: ancora non è fatta per la Juve

Si è andati oltre l’emergenza, oltre la partenza di Pogba, oltre una filosofia di gioco. E soprattutto oltre gli infortuni in serie, che non hanno garantito serenità e senza i quali chissà cosa sarebbe successo. Dybala non ha mai effettivamente dato un contributo rilevante. Higuain si è messo in moto da poco. Gli altri reggono tra buoni rendimenti e una mentalità consolidata. Il segreto è sempre il solito: a Torino chi si accontenta resta ai margini, quasi per forza d’inerzia. Ad Allegri sono state rimproverate scelte e moduli di gioco, ma alla fine ha avuto quasi sempre ragione lui. L’insistenza di voler schierare Sturaro e Mandzukic in coppia con Higuain ha dato i suoi frutti. Una Juventus muscolare era la via giusta per raccogliere i fondi giusti per mantenere il patrimonio tecnico, che da ora in avanti avrà senz’altro un’altra spinta e potrebbe esplodere tutta la sua straordinaria potenza. Già con il Bologna l’aver visto Pjanic, Dybala e Higuain insieme rende meglio l’idea. Può essere il nuovo segnale di un possibile cambiamento. Allegri sa di calcio come pochi e vuol vederci chiaro in prospettiva Champions, bravo ad utilizzare il campionato e avversari abbordabili per sperimentare una Juventus capace di tornare a governare il gioco piuttosto che subirlo. Pjaca sarà l’arma in più, il vero acquisto di questo 2017. Detto questo, per lo scudetto non è ancora chiuso un bel niente. La Juventus è la favorita assoluta, ma dovrà fare attenzione alle possibili delusioni che potrebbero arrivare dalla Champions. Perché un conto sarebbe uscire ai quarti, un altro in semifinale, a ridosso dello sprint finale, ammesso che ci sia. Dietro a bianconeri vincono tutti, soffrendo.

LA ROMA COPIA LA JUVENTUS
La Roma, per una volta, copia la Juve. Passa a Genova contro il Genoa esibendo un altro tipo di mentalità e di gioco. Spreca sempre tanto, soffre il giusto, ma evidenzia un carattere gagliardo, una lotta organizzata, sprizzando un calcio ricco di personalità e di buone letture individuali. A me è piaciuto molto come si è comportata la difesa. Fazio dimostra di essere un giocatore molto valido. È di sostanza e fa sempre una cosa da difensore. Anticipa il gioco, lo vede un attimo prima e di testa le prende quasi tutte. Davvero una notevole conferma nel giorno in cui Manolas lo lascia da solo per quasi tutta la partita. Spalletti può ritenersi soddisfatto. La Roma finalmente compie un passo in avanti nella conquista dei rimpalli, delle palle vacanti, si ostina a non mollare sui duelli individuali mettendoci il fisico e il piede. Gli scudetti si immaginano vincendo in questo modo e non sciorinando lezioni di calcio tornite di goleade. La differenza tra Juve e Roma è nei dettagli e in una panchina diversa. Le opzioni bianconere sono superiori, ma continuare a sperare non uccide il sogno e aiuta ad alimentare un’impresa. Perché di questo si tratterebbe.

LE ALTRE NON SONO ALL’ALTEZZA, MA CON QUALCHE SORPRESA
In questo duello infinito, sbuca ancora più giù un gruppo di squadre che possono disegnare una nuova geografia, rappresentare l’eccezione inaspettata. Il Napoli è la vera delusione, anche se può dar fastidio alla Roma in chiave secondo posto. Sarri è bravo, ma ha tolto punti alla sua squadra, perché allenare bene, insegnare un bel gioco non è necessariamente sinonimo di successo. C’ha messo tempo a capire chi far giocare al posto di Milik infortunato. Gabbiadini è una seconda punta, dal carattere sensibile e non del tutto formato per grandi piazze. Nella sfida persa con la Roma avrebbe dovuto far giocare Mertens, rivelatosi successivamente la soluzione interna più idonea. Se il Napoli, poi, non fa il suo calcio con intensità si perde e si inceppa spesso. Insigne va rivitalizzato. Zielinski deve giocare sempre titolare. Albiol in difesa è un punto di riferimento. Sarri deve migliorare nella gestione delle sue risorse. A questi livelli per vincere serve soprattutto questo aspetto.

Napoli Juve passaggio turno

L’allenatore del Napoli Sarri con Milik.

Montella al Milan sta compiendo un piccolo capolavoro. Ha mandato al massimo la macchina. I rossoneri non sono pronti per la Champions. Squadra giovane e incompleta, ma a tratti il calcio fatto vedere è stato un esempio di equilibri tattici e ottime trame. A mio parere, Suso merita la palma del miglior calciatore del campionato. Lo spagnolo è stato super. Davvero di livello. È lui che ha tenuto il Milan in alto come Felipe Anderson e Keita hanno spinto la Lazio nei pressi dell’Europa che conta. Simone Inzaghi è un ottimo allenatore. Umile e preparato, non modesto. Non ha sentito il salto dalle giovanili alla prima squadra, perché lavora con passione e intelligenza. Sa ascoltare e decidere con personalità. Non ha mai sbagliato una partita così clamorosamente. La Lazio vale un quinto/sesto posto. Per ora sta facendo miracoli. Immobile vale un Icardi o un Dzeko, in termini di peso specifico, importanza nel gioco di squadra e di gol. Da ultimo, l’Inter, il mistero non tanto buffo di questa serie A. I nerazzurri hanno un organico spaventosamente competitivo, ma ricco di doppioni e contraddizioni tattiche. De Boer ha distrutto quasi tutto. Fuori dal suo mondo e dalla mentalità italiana. La scelta di prenderlo è stata una sciagura e una perdita di tempo. Pioli è navigato e motivatissimo. I problemi non sono risolti, anche se quattro vittorie consecutive sono l’inizio di un nuovo corso. Non è presto per dirlo. L’Inter, se ritrova un calcio semplice e solidale, può arrivare fino in fondo e cioè tornare di nuovo in alto.

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio