Maurizio Compagnoni

L’argomento è delicato. Almeno per la suscettibilità di molti tifosi. E allora consentitemi una premessa: il paragone che sto per fare è solo tattico. Non è il momento di farne sui valori assoluti perché prima occorre che una squadra, in questo caso la Juventus di Allegri, ripeta l’impresa di un’altra squadra gigantesca, l’Inter del Triplete di Mourinho. Fin quando i risultato non saranno gli stessi, personalmente mi avventurerò solo in un paragone sul modo di stare in campo, sulla filosofia di gioco. E su questi aspetti le similitudini ci sono. Perché quando Allegri, il 22 gennaio contro la Lazio, ha deciso di dare un taglio netto al passato passando al 4-2-3-1, il paragone tattico con la svolta che fece Mourinho allo Stamford Bridge contro il Chelsea mi è apparso evidente. Come Mourinho. anche Allegri ha deciso di affidarsi a uno stile di gioco più “europeo”. Come il portoghese, ha investito sul suo potenziale offensivo,  cercando di utilizzare tutte le frecce del suo arco chiedendo grande sacrificio in copertura a tutti gli interpreti. Nel dettaglio, credo sia stato meno difficile convincere un grande giocatore come Mandzukic a fare il tornante. Un po’ più complicato convincere Eto’o che all’epoca del Triplete era più di un grande giocatore. Era un fuoriclasse. Mourinho ebbe una buona risposta dai suoi in campionato mentre in Champions la risposta fu strepitosa, sublime dalle due partite contro il Barcellona, la gara di San Siro in particolare. Allegri spera di avere la stessa risposta. Perché contro il Barcellona non può bastare una buona Juve. Per passare il turno Allegri ha bisogno di una Juve superba.