Stefano Impallomeni

Domenica sarà spettacolo. Sicuramente. Lo Juventus Stadium è qualcosa di unico. Un fiore all’occhiello efficiente del nostro calcio e non soltanto un vanto esclusivamente bianconero. Il miglior teatro possibile, quindi, per seguire una partita che ci offrirà tanti spunti, ci regalerà tante emozioni e metterà in campo una rivalità sportiva che dura da sempre. L’Inter ci prova. Sette vittorie consecutive in campionato contro le 27 della Juve allo Stadium. Un piccolo fattore contro un grande fattore. Non sappiamo se accadrà come in quel novembre del 2012. Con l’Inter a festeggiare un imprevedibile 3-1. L’Inter, la prima squadra a passare dentro un fortino diventato poi quasi inespugnabile.

Inter: la prima a passare allo Stadium

Roberto Mancini dice che lo Stadio della Juve porta almeno 7-8 punti in più alla resa dei conti. Difficile dargli torto. A mio avviso ne porta tanti altri in più. È  incalcolabile la forza dell’ambiente, che scatena energia e soggezione agli avversari.  I calciatori vanno al doppio. Sugli spalti è tutto comodo e bello. Raccolto, vicino. È una dimensione seria, molto europea. La Juve declina un’organizzazione importante. Non si nasconde, non spera, parla chiaramente, delinea un programma, costruisce trionfi, definendo una strategia che deve portare punti, vittorie e soldi. Deve. E non può. Lo Juventus Stadium, insomma, è la sintesi di tutto questo. Il posto ideale di un club destinato a durare nelle vittorie e forse a sfondare anche in Champions. Cardiff è ancora un sogno. Arrivare fino in fondo sarà un’impresa, ma nulla è impossibile. E allora ecco che Higuain si butta dentro questo mondo, senza riserve.

spettatori paganti stadi italiani
In molti l’hanno battezzato come un Ciccio Bello troppo in carne. Un cecchino in sovrappeso. Gliene hanno dette tante. Troppi soldi spesi per uno così grasso, poco integrato. A Napoli era un altro, a Torino dicevano: vedrete, sarà diverso. Poche partite, qualche chilo in meno, gente di qualità in abbondanza e Gonzalone è sempre il solito. Reti, assist e soprattutto voglia. Ora l’argentino fa più paura. È più pericoloso di prima, perché è felice e sereno. La Juve lo aspettava e lui non ha tradito segnando gol diversi e difficilissimi da fare. Higuain  è carico e paragona il mondo Juve a quello del Real. La storia internazionale è a favore degli spagnoli, ma non è un azzardo avvicinare i contesti. Almeno sotto il profilo della mentalità. Higuain li ha vissuti entrambi e qualche analogia esiste. Il Real vive la forma quanto la sostanza. Si gusta la vittoria, non la divora. L’aspetta per giudicarla. La valuta bene e se non gli piace la paragona a una sconfitta. I tifosi sono anche peggio o meglio, fate voi. Perfino Cr7 non è  escluso da critiche e fischi. A Madrid anche uno stop sbagliato diventa un caso. Esagerazioni, senz’altro. Esagerazioni che però spiegano una storia, innalzano le aspettative, creano una pressione in cui si libera eccellenza. Alla Juve la vittoria non è importante ma l’unica cosa che conta resta il motto storico. Ma, da oggi, sembra non bastare più. Perché conta anche altro. Per vincere tanto anche in Europa serve convincere. Higuain si sta allineando, cercando di farlo. La sfida con Icardi stuzzica la vigilia. Un derby d’Italia, un derby argentino a distanza. Domenica sarà spettacolo, soprattutto perché questa Juve sta capendo che non basta soltanto vincere in ogni modo, ma giocare bene, senza paura. Con gente di qualità a dettare un altro calcio. Fatto di fraseggi, sponde, sguardi, movimenti rapidi, tocchi veloci e ravvicinati. Un calcio più tecnico e meno triste. Quello che piace ad Higuain.