Massimo Piscedda

In Italia quando parliamo di calcio pensiamo sempre ad una squadra che dovrebbe esprimere un bel gioco e analizziamo cose semplici descrivendole come se fossero frutto di chissà quale strategia dell’allenatore. Poi ci accorgiamo che forse, se non ci fossero alcuni calciatori di grande qualità, le partite non si sbloccherebbero mai.
La Lazio ha due calciatori come Keita e Anderson che quando sono in giornata diventano il termometro della squadra e i protagonisti assoluti del match.

Hanno qualità tecniche adatte per mettere in difficoltà le difese, ormai incapaci di difendere, soprattutto su questo tipo di attaccanti, quelli che ti puntano in velocità e puntualmente ti saltano con il dribbling. Capisco che può sembrare riduttivo focalizzare la prestazione di una squadra sulle capacità individuali di alcuni giocatori, ma la maggior parte delle squadre che non riescono ancora ad esprimere un’idea di gioco si affidano a loro, a quei giocatori che fanno la differenza. C’è solo un dubbio: saranno sempre capaci di farlo? La risposta è semplice: una squadra deve sempre cercare di esprimere un gioco corale e allora il calciatore più talentuoso risulterà un valore aggiunto e un’arma in più nei momenti di difficoltà.