Massimo Piscedda

I suoi primi calci sono nella periferia romana nella società dilettantistica Tor Tre Teste, poi il settore giovanile del Siena dove arriva fino alla Primavera. Dopo il fallimento della società toscana, svincolato, si dirige verso il Torino. Da titolare diventa campione d’Italia Primavera e l’anno dopo si affaccia tra i professionisti con poca fortuna. In Lega Pro tra Benevento e Casertana colleziona poche ma preziose presenze che lo aiuteranno a tornare a Torino con maggior esperienza per essere poi dirottato a Ferrara nella Spal neopromossa. Kevin Bonifazi, classe 96, ora è un punto fermo della retroguardia estense e il suo splendido campionato lo pone alle attenzioni di squadre importanti nella massima serie. Il Torino pensa di dargli la grande chance per il prossimo anno, ma lui sa perfettamente che la priorità in questo momento è solo ed unicamente la Spal.

Bonifazi nei piani di Ventura

Ha qualità importanti, le sue caratteristiche sono visibili. Ha un’ottima struttura fisica e buona qualità tecnica in fase di impostazione, ottimo sul corpo a corpo ed efficace nelle letture difensive in fase di anticipo e temporeggiamento, la sua è una personalità proiettata al servizio del reparto e della squadra. Insomma ci sono tutti i presupposti affinché Kevin (col K) diventi un difensore di quelli che non riusciamo a (ri) vedere da diversi anni. Noi tutti glielo auguriamo compreso Ventura che dalla B Italia lo ha prelevato per uno stage nella Nazionale maggiore. La possibilità di giocare in serie A è solo questione di tempo (lo hanno cercato FiorentinaRoma), ma una volta arrivata, l’unica difficoltà sarà abituarsi e adeguarsi ad una categoria dove gli attaccanti sono di gran lunga superiori rispetto a quelli della categoria da cui proviene.

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Bonifazi convocato da Ventura a febbraio

LA PROFEZIA DI AMAURI
C’è chi in tempi non sospetti si è accorto a sue spese delle potenzialità di Bonifazi. Il difensore della Spal da ragazzino si ritrovò a marcare Amauri in un’amichevole tra la Primavera del Torino e la prima squadra: duello duro, acceso, senza esclusione di colpi. “A fine gara si avvicinò a brutto muso e senza maglia addosso. Dentro di me mi sono detto ‘o scappo o chiedo scusa’. Alla fine – ha ricordato sorridente Bonifazi – rimasi fermo lì, Amauri si avvicinò, mi diede la mano e mi fece i complimenti: ‘diventerai un grande giocatore’. Quelle parole mi diedero una grande gioia”.