Stefano Impallomeni

È un coro unanime, senza distinzioni. Non si tracciano bilanci e non si sprecano giudizi sulla stagione in corso. I risultati, questa volta, lasciano il tempo che trovano. Claudio Ranieri non doveva essere rimosso, esonerato e tolto di mezzo in questa maniera. Il Leicester, anche il Leicester, il microscopico Leicester, non fa sconti. Il club inglese “pesa” la storia balorda di quest’anno azzerando quella precedente, la migliore della sua esistenza.

Il Leicester è paragonabile al Chievo. Ranieri fece un miracolo

Una Premier da sogno, conquistata e servita alla fine di un percorso straordinario e inimmaginabile. Una Premier vinta giocando un bel calcio. Un calcio fisico e tecnico, praticato con tutta la fame e la voglia del  mondo. Kantè, Mahrez e Vardy gli elementi imprescindibili, poi lui Claudio sopra ogni bene a fare da fratello maggiore. Sono stati loro 4, il cuore del club, a trascinare il gruppo. Il Leicester è stato interessante a livello calcistico. Il suo calcio non è stato una scienza da apprendere, ma un’esperienza di vita. Ci ha trasmesso valori umani e tanto sudore. Il Leicester di Ranieri ci ha rimandato a imprese del passato. Al Nottingham di Clough, alla Grecia del 2004 campione d’Europa, al Verona di Bagnoli. Alcuni esempi per rendere meglio l’idea della specie di conquista. Ranieri non ha insegnato granché: ha soltanto messo a frutto una carriera, spiegato una fatica, raccontato una gavetta. Tutto qui. I giocatori prima l’hanno seguito, poi mollato senza grandi complimenti. Il cuore del club si è spaccato. I 4 moschettieri divisi per motivi diversi. Kantè sta facendo la fortuna di Conte e del Chelsea. Mahrez  e Vardy, al contrario, una differenza al ribasso, colpevoli di pensare a un’estate di rimpianti, con la testa altrove, immaginando  altri obiettivi. Il Leicester si è sfaldato non soltanto per questo. Si è sfaldato anche perché non ha più voluto compiere sforzi, lavorare con umiltà. Da squadra tosta e dura da battere si è  trasformato in un nucleo  terribilmente limitato e prevedibile. Anche se c’è da dire che l’altra faccia della medaglia, quella attuale, è quella che risponde di più al valore complessivo dell’organico, tendenzialmente mediocre e perlopiù spremuto. La realtà, insomma, misura la dimensione del Leicester, un club di una cittadina di 280.000 anime. Un club paragonabile al nostro Empoli o al nostro Chievo. Pensate a un Corsi o a un Campedelli, dopo la vittoria di uno scudetto, lì a fare le pulci a Ranieri per un’eliminazione cocente per mano del Millwall in Fa Cup, per un quart’ultimo posto (migliorabile) in Premier, senza dimenticare la possibilità di centrare i quarti in Champions, nonostante la sconfitta a Siviglia (2-1) rimediata al primo atto.

Maschere di Vardy in segno di protesta contro la sua squalifica

Maschere di Vardy in segno di protesta contro la sua squalifica dello scorso anno.

No, Corsi e Campedelli non l’avrebbero fatto. Ranieri non sarebbe stato esonerato, neanche con una retrocessione sul groppone. La dirigenza del Leicester ha esagerato. È andata oltre, facendo una brutta figura e coprendosi di ridicolo. Ha buttato giù il simbolo di una favola, calpestandolo, senza riconoscenza. E con quel comunicato ha peggiorato le cose sottolineando come non credesse più in Ranieri, che avrebbe salvato probabilmente, alla fine della stagione, baracca e burattini. La storia è davvero brutta da registrare e da vivere. I tifosi non sono contenti. Un tifoso non è molto contento. Questo tifoso si chiama Gary Lineker che ha giocato nel club, vestito la maglia della nazionale inglese e  attualmente è uno stimato e formidabile anchorman. Il suo tweet non merita un’appendice. Sintetizza il pensiero di molti e anche il mio. Ranieri non è il  miglior allenatore del mondo, ma per quello che ha fatto non andava trattato così. Anche Mourinho si schiera con lui. In conferenza stampa. Con tanto di sue iniziali sulla t-shirt. Ranieri, da oggi, non ha proprio più nemici.