Francesco Paolo Traisci

All’ordine del giorno del Consiglio Federale che ha ufficializzato la nomina di Giampiero Ventura quale Commissario Tecnico della nostra Nazionale, c’era anche quella di Marcello Lippi che sarebbe dovuto diventare il Direttore Tecnico di tutte le nazionali. Ma colpo di scena… nulla di fatto ed il buon Marcello è stato rimandato al prossimo Consiglio. Perché? Cos’è successo? Vediamolo rispondendo a 5 domande?

1) Perché non c’è stata la attesa nomina?
La nomina non c’è stata per la incompatibilità in cui sarebbe incorso il figlio di Marcello, Davide, noto ed affermato “procuratore sportivo”. L’art. 3.2 del Regolamento per i servizi del Procuratore Sportivo entrato in vigore il 1 Aprile 2015 ha infatti stabilito che “non possono svolgere l’attività di procuratore sportivo i tesserati della FIGC, dirigenti, calciatori o i tecnici, e comunque tutti coloro che ricoprano cariche o abbiano rapporti professionali o di qualsiasi altro genere nell’ambito della FIGC o delle società ad essa affiliate”. Ora appare indubbio che Davide in quanto figlio di Marcello, abbia rapporti di qualche genere (nella specie rapporti familiari) con il padre.

2) Che sarebbe successo in caso di nomina di Marcello?
Lo specifica l’art. 4.7 che afferma: “nel caso di incompatibilità sopravvenuta dopo l’iscrizione nel Registro (dei Procuratori) la FIGC provvede alla sospensione o alla cancellazione del procuratore sportivo. Quindi in pericolo sarebbe stata l’attività di Davide e non la nomina di Marcello!

3) Qual è l’origine del problema?
Come abbiamo avuto già modo di rilevare in precedenza, il problema del conflitto di interessi è un problema che tutti i due Regolamenti Federali precedenti a quello attuale hanno avuto modo di affrontare, in seguito a pronunce della giurisprudenza civile amministrativa ma anche di un richiamo della Autorità Antitrust. Nel parere dell’11 ottobre 2006, infatti, l’Antitrust, fra i problemi sollevati, aveva evidenziato i numerosi casi di parentela fra dirigenti sportivi e procuratori: in seguito alle vicende giudiziarie legate alla GEA (Moggi padre e figlio), erano emersi molti altri casi di legami familiari fra procuratori e dirigenti sportivi quali quelli della P&P (Pastorello figli, con padre Giambattista dirigente prima a Verona, poi a Parma ed infine al Genoa), dei Corvino (idem), ed appunto dei Lippi, che, secondo l’Antitrust avrebbero attribuito alle imprese gestite dai figli una posizione di particolare preminenza nel mercato dei servizi di intermediazione inerenti all’ingaggio dei calciatori professionisti. In altre parole quei procuratori avevano maggiore possibilità di trovare una squadra ai loro assistiti grazie ai rapporti familiari con alcuni dirigenti di peso di società di primo piano del panorama calcistico nazionale. E ciò a scapito degli altri che non potevano vantare alcun “parente che conta”.

4) Come era stato risolto il problema del conflitto di interessi?
Vietando nel Regolamento Agenti dei calciatori FIGC 2007 poi in quello del 2010 (ed analogamente in quelli della FIFA) agli agenti di ricoprire, anche per interposta persona incarichi di funzionario o di dipendente nelle di una qualsiasi federazione sia nazionale che internazionale nel settore calcistico nonché di tutte le organizzazioni ad esse collegate ed imponendo che l’agente sia una persona fisica (sostanzialmente vietando le società di agenti). Ora questo divieto è stato abolito in seguito ad una sentenza del TAR del Lazio che lo ha dichiarato illegittimo atteso che non troverebbe alcun fondamento nel diritto del lavoro.

5) Come si risolverà la questione Lippi?
Semplice: la norma che abbiamo richiamato, così com’è, non consente a Davide Lippi di svolgere la sua attività professionale. Ed allora? Deve cambiare la norma. Come? Difficile dirlo: quella attuale appare chiara e trova la sua giustificazione nei rilievi dell’Antitrust che abbiamo richiamato e nelle vicende giudiziarie a tutti note. E’ però vero che in seguito al Regolamento del 2015 i requisiti per l’iscrizione nel Registro dei procuratori si sono completamente liberalizzati e sono state eliminate quasi del tutto le restrizioni all’accesso alla professione (in pratica è stato abolito l’esame di accesso e oggi è sufficiente, per chi non ha subito condanne per reati specifici o comportamenti legati all’attività sportiva, il semplice versamento di una “tassa d’ingresso”). Partendo da queste considerazioni siamo sicuri che la creatività dei consulenti giuridici della FIGC farà il resto e la tanto contestata norma cambierà.