Stefano Impallomeni

Alla nona giornata c’è fermento e una grande novità. Da San Siro arriva aria fresca, un vento nuovo che scalfisce dei valori che sembravano indiscutibili. La Juve perde, il Milan vince e ridà speranze agli inseguitori. È un cambio del racconto del nostro campionato: non definitivo ma significativo. Nessuna sentenza, per carità, la Juve è ancora lassù, ma è più umana, a portata di mano. Il gol di Pjanic regolare e poi annullato si trasforma nel vantaggio concesso a un Milan caparbio, che torna a lottare grazie al lavoro di Montella, a una filosofia di gioco che strizza l’occhio al glorioso passato. Il Milan – al di là della vittoria nella sfida più dura – ha la capacità di diventare una squadra seria, combattiva, con voglia di stupire e tornare nell’Europa che conta. Il Milan gioca, sbuffa, corre, non ha più paura: è un gruppo che sa quel che vuole. Lo dimostra e lo fa vedere grazie alle scelte del tecnico. Il gol del successo porta una firma che sintetizza una rivoluzione culturale, coraggiosa e condivisibile. Quella di credere nei ragazzi seri e bravi, che sanno fare la differenza. Quella di schierare un giovane forte, che fa gol pesanti e gioca con la sicurezza dei predestinati. Locatelli, a 18 anni, infilza Buffon, la storia, e decide con un tiro da sballo. Un tiro voluto, non accidentale, fortemente pensato. E bellissimo. Una rasoiata dal basso verso l’alto. Quasi a simboleggiare la voglia di rinascita rossonera, che quest’anno – come non mai – riparte dalla gioventù degli anni belli, dal basso di un vivaio che nasconde tesori a volte troppo spesso inesplorati e mal custoditi.

Questo ragazzo, imposto da Montella, non sarà la classica meteora. Locatelli gioca e pensa già da grande. Farà strada, perché fa le cose per bene e le fa con calma. Ha il dna lombardo, concreto, di un Maldini o di un Albertini. Non si esalta e il suo calcio in mezzo al campo si fa sentire, trascina, sa essere un valore aggiunto. La giornata super di Locatelli è il miglior spot che si potesse registrare in un campionato zeppo di “intrusi”, di tanti bidoni e di tanti mezzi giocatori. È la novità assoluta della giornata. Forse la novità che ci aspettavamo da tempo. Di giovani bravi in Italia ce ne abbiamo tanti, ma parecchi operatori di mercato preferiscono altro, ossia quel business compulsivo e controproducente. Nel via vai dell’affarismo e del poco coraggio dei club nel puntare sui nostri giovani, Locatelli ha il merito indiscusso di regalarci una speranza. Il suo exploit non aiuta soltanto se stesso, ma suggerisce una svolta, indirizza nel modo giusto una ricostruzione del nostro calcio. Montella sabato ha vinto due volte, scegliendolo, riconfermandolo. Il Milan merita un complimento in più. Locatelli ha arricchito la prosa di un racconto noioso, abbastanza bloccato. Grazie alla sua prodezza, il capitolo della nona giornata è più curioso, più frizzante e più interessante. Locatelli non è una scommessa fortunata e disperata, figlia del caso. È una scelta importante, indipendentemente dall’infortunio di Montolivo. Con Locatelli in campo, il Milan è da vertice. Ed è un dato, non un’opinione.