Stefano Impallomeni

Il nuovo Milan si sta giocando parecchia credibilità. Imbarcare uno come Paolo Maldini sembrava più facile del previsto e invece il suo ritorno non appare così scontato. Il ritorno del Mito sarebbe un trionfo. Recenti sondaggi lo danno a percentuali bulgare e poco cinesi. I tifosi si schierano compatti e fedeli, non soltanto perché è stata la bandiera e il capitano di indimenticabili successi planetari, ma soprattutto perché conoscono bene chi è davvero il personaggio in questione.

Maldini chiede potere e autonomia decisionale

Maldini non è stato solo un fuoriclasse riconosciuto in tutto il mondo (la passerella allo Stadio di Bilbao in piedi ad applaudirlo nei mesi scorsi è solo l’ultima dimostrazione), ma è soprattutto una persona seria, serissima, affidabile e di grandissima personalità, forse fin troppa. La credibilità della nuova proprietà è proprio legata a questo aspetto. I cinesi lo vorrebbero ma non si capisce bene in quale ruolo, mentre Maldini ha le idee molto chiare sul suo. L’ex capitano rossonero chiede un rapporto diretto, senza filtri, con potere e autonomia decisionale. Va bene il Milan, va bene il cuore, la voglia di ritornare ma nessun baratto confuso e di poca sostanza, perché accroccare figure su figure rischierebbe di diventare un gioco di ombre, in questo caso cinesi, che rischia di trasformarsi in un progetto complicato e pesante da gestire nel lungo periodo. L’ingresso di Mirabelli, ex capo osservatori dell’Inter, nell’area sportiva a stretto riporto del Dg Fassone non aiuta di certo l’inserimento di Maldini, che avrebbe un ruolo gerarchicamente avvicinabile a quello di Mirabelli. Per Maldini, insomma, si prospetterebbe un ruolo tipo direttore tecnico, con voce in capitolo su squadra e mercato. Non il massimo, dunque, e forse il minimo per tornare laddove batte forte il cuore.

Maldini alza la Champions

Maldini alza la Champions

E allora in questa storia infiliamoci per induzione, visti i pochi elementi a disposizione. Maldini non ha tradito per l’ennesima volta se stesso e specialmente i suoi tifosi. È stato molto chiaro, ha parlato dicendo la verità. È consapevole della sua preparazione, nonostante non abbia ancora vissuto esperienze nel Milan ricoprendo ruoli manageriali. Sa il fatto suo, non la fa una questione di soldi, ma di credibilità, di serietà. Vuole governare, essere decisivo, importante e non vuole nessuna speculazione sulla sua storia e sulla sua persona. Maldini non è un poster da sbandierare in giro per il pianeta e neanche uno da mettere in seconda o terza fila. Conosce cosa è veramente il Milan, cosa è stato il Milan e potrebbe dare un grande contributo per riportarlo agli antichi fasti. Maldini è rispettato da tutti, stimato da tutti e può rappresentare un valore enorme in questo periodo del tirare a campare rossonero. Ecco perché non ha parlato di soldi e di altro, ma soltanto di cosa potrebbe fare nel e per il Milan, con chi farlo.

Maldini al Milan si complica perché Maldini non occupa posti, ma ne vuole uno: preciso e tosto. Non si accontenta, anche se chi non vive per servire, non serve per vivere. In questa vicenda quasi sicuramente non ci sarà un ritorno, ma mai dire mai. E ad ogni modo, questo il pensiero finale. Se fossi nei cinesi ci penserei bene prima di dare un taglio a questa storia e darei a Maldini molto e non tutto di quel che chiede. Il passato, mai come in questo caso, servirebbe per scrivere un buon presente, e chissà un futuro pieno di successi. Quei successi che auguro a Maldini. Uno vero, un vincente, che sta per perdersi il suo Milan, ma non la sua faccia.