Maurizio Compagnoni

Non ho idea di cosa abbia in mente Roberto Mancini ma posso provare a intuirlo. Credo che l’attuale allenatore dell’Inter non abbia intenzione di cambiare aria. Per due motivi. Il primo, piuttosto banale, esclude una rottura non avendo Mancini offerte allettanti. Uno come lui non lascia l’Inter per una squadra di rango inferiore e a certi livelli ha un po’ perso di appeal. Al Manchester City ha vinto una Premier ma l’anno successivo è stato esonerato. E all’Inter ha infilato due stagioni in ombra, senza fare le coppe. Dall’estero nessuno ha bussato alla sua porta. Ma c’è un altro motivo, più importante, che (credo) escluda una rottura tra Mancini e l’Inter. L’allenatore ha avviato un profondo lavoro di ristrutturazione della squadra da quando è stato chiamato a sostituire Mazzarri, cambiando radicalmente l’impostazione di gioco.

Pochi innesti per un’Inter competitiva

Il primo anno i risultati sono stati molto deludenti, peggiorando la media punti del suo predecessore. Nell’ultima stagione le cose sono andate un po’ meglio. Il quarto posto non è da buttare anche se l’involuzione della squadra nel girone di ritorno ha suscitato molte perplessità. Adesso Mancini ha la possibilità, con qualche ritocco mirato, di fare un salto di qualità, di portare l’Inter a competere per il titolo. Mollare adesso significherebbe arrendersi, chiudere la seconda esperienza in nerazzurro in modo negativo, uscire da perdente. Sarebbe un grosso danno di immagine. Anche perché Mancini è convinto (giustamente) che non serva una rivoluzione per rendere la sua Inter competitiva per qualsiasi traguardo. Banega è un ottimo acquisto, due terzini arriveranno di sicuro. E uno dovrebbe essere l’ottimo Ansaldi. A Mancini serve un esterno destro alla Candreva e un regista. Con due colpi così avrebbe una squadra da 90 punti. Potrebbe rilanciare la sua Inter ma anche la sua immagine di allenatore vincente, un’immagine che ultimamente si è un po’ sgualcita.