Stefano Impallomeni

Nella Babilonia nerazzurra si respira aria di divorzio clamoroso. Non si riesce a parlare una lingua comune. L’ultima amichevole persa con il Psg ha fatto emergere imbarazzi che vanno oltre gli aspetti tecnici e Mancini medita l’addio. Il nervosismo dell’allenatore è ai massimi storici, la tolleranza generale è invece al minimo sindacale, direttamente proporzionale allo stato attuale di una squadra che è una bozza di intenzioni confuse, una realtà di doppi sensi e contraddizioni. Il senso di inquietudine del Mancio è evidente. Da parte sua soltanto insoddisfazione e diffidenza per un mercato che non decolla e che non ha più sotto controllo. La voce del padrone cinese non si sente ancora. Thohir filtra, promette, fa melina, non media granché. Una guerra di nervi che non aiuta niente e nessuno. Il Fair Play Finanziario sembra essere la causa dello stallo.

L’Inter di Suning non risponde, non risolve, il resto è ancora Mancio e chissà per quanto. Il direttore sportivo Ausilio martedì o mercoledì a NY ne saprà qualcosa in più. Maxi incontro per confermare le linee (comuni?) e per vedersi con i nuovi proprietari cinesi. Finora tante ombre e poche luci. Obiettivi falliti, sogni non realizzati, colpi inesistenti. Joao Mario è sfumato, Yaya  Toure’ non ritenuto indispensabile dalla proprietà. Il  malessere tra Mancini e i cinesi d Suning è sul mercato. Uno scontro economico e filosofico. Il primo vuole decidere e poter scegliere calciatori sicuri, già pronti. Il secondo boccia entrambe le cose. Basta giocatori stagionati e credito finito per l’allenatore. Da oggi la politica sarà un’altra. Apertura a investimenti sui giovani avvalendosi di alcuni operatori internazionali (Joorabchian e Zahavi).

La solitudine del Mancio

Per ora, però, altro che aperture. Solo mezze chiacchiere e chiusure. Candreva non arriva. Icardi, così dicono, non sarà sacrificato al Napoli. La crisi è quasi completa e abbastanza profonda. Thohir cerca di rassicurare Mancini ( “il nostro fuoriclasse”). La logica imporrebbe la volontà societaria di tenerselo. Ma Mancini in questa situazione avverte solitudine, sente poca fiducia. E non è una questione di contratto. Qui non si vedono ancora progetti chiari, programmi e chiarezza. Il bivio è il solito. Si pensa di essere ancora un grande club, ma si galleggia nella media dei tanti. L’Inter sembra guardarsi intorno. Si fanno i nomi di Leonardo, Bielsa e De Boer. I consulenti spingono per Villas Boas. Si rischia lo strappo che non t’aspetti, a neanche un mese dall’inizio del campionato. All’Inter sono in  troppi a parlare. La Babilonia ha effetti indesiderati. Nessuno si capisce fino in fondo, o meglio si finge tonto e sorpreso. “Il mercato? Chiedete a Thohir”, così Mancini chiude il discorso. I tifosi sperano che il Presidente, al di là delle lingue diverse, capisca quella universale del calcio. C’è tempo per comunicare bene, farsi capire, stabilire se Mancini o un altro dovrà essere l’allenatore nerazzurro. Coraggio, Milano non è Babele. Si attendono risposte definitive e soprattutto i fatti.

Mancini al termine di Real Salt Lake – Inter (dal canale ufficiale)