Stefano Impallomeni

È stata senza dubbio una prima parte di calciomercato molto intensa. Il Milan, dopo aver piazzato colpi in serie, attende di sferrare l’attacco decisivo per avere a disposizione la punta multitasking. Silva promette, ma per Montella serve altro. Un tipo alla Belotti o alla Aubameyang, per chiudere bene la campagna acquisti più chiassosa dell’estate. Vedremo cosa succederà. La Juve va sugli esterni. A Vinovo sono sbarcati Douglas Costa e Bernardeschi per puntellare la squadra che resta, al momento, la più forte. Il Napoli sta, come nel gioco del sette e mezzo: mantiene le sue carte in attesa di far saltare il banco scudetto. La Roma, dopo partenze più o meno eccellenti, attende l’arrivo di Mahrez, l’Inter è ancora ferma al palo e preferisce la guida esperta di Spalletti per riscoprire il gusto della vittoria. Tutto bolle e ribolle in trattative che hanno assunto una dimensione differente e inaspettata.

È stato il luglio grasso e crasso del Milan. È stato il mese della telenovela dei fratelli Donnarumma, di Raiola, dello strappo di Bonucci con il suo mondo. La Juve, gli scudetti in fila, la difesa d’acciaio. Via, 100 chilometri più in là e niente Chelsea. Il nuovo tragitto è lombardo. Milano, il Milan, con la solita fame del Leone, pregustando risciacqui diabolici e vincenti. I social impazziscono. Ognuno sogna più del lecito e critica, parteggia e dice, con ironia, la propria. Tutto ribolle in un ritrovato fermento, che pensavamo fosse evaporato nei parametri zero, nei prestiti con diritto di riscatto, nelle sale di ristoranti blasonati. Una botta di vita, diversa, ci voleva. Anche se qualcosa non quadra come dovrebbe, o potrebbe quadrare leggermente meglio. Si torna a spendere e a fare buffi virtuosi, intelligenti, ammesso che i debiti portino in dote un vantaggio. Il Milan è stato il nuovo campione di una nuova politica. Un esempio di finanza creativa poggiata sui calciatori quali beni da sfruttare, e in caso di flop, da reinvestire.

Silva con Fassone e Mirabelli durante la presentazione. Ph dal sito ufficiale del Milan

Il Milan rischia, sta rischiando. Gli altri un po’ meno. Tutti dietro a competere nel rispetto dei bilanci e di questo benedetto o maledetto, come vedremo, fair play finanziario. Fuori dai nostri confini è sempre la solita solfa. Di Milan ce ne sono parecchi. E sono abbastanza quei club che si sono fatti già un bel callo a un certo tipo di spese. Vuoi per un fatturato diverso, vuoi per un merchandising pesante e soprattutto per diritti tv che fanno una vera differenza complessiva tra entrate e uscite. In Premier il City di Guardiola continua  a fare shopping compulsivo, regalandosi gente come Danilo e Bernardo Silva. Conte rinnova il contratto e subito in pochi giorni gli comprano Morata per 90 milioni. È un mercato continentale che ha già manifestato sussulti significativi ed eccessi pericolosi. Mbappè al Real per 180 milioni di euro ha scosso il mondo e ha fatto dibattere. È riemersa la solita questione morale. Se sia giusto o no sborsare soldoni al vento, indipendentemente dalla merce. Si possono spendere tanti soldi per un diciottenne di belle speranze ai primi calci dopo una splendida annata al Monaco? È giusta l’offensiva del Psg per prendersi Neymar pagando la clausola rescissoria che si aggirerebbe intorno ai 220 milioni di euro?

Lo scorso anno ci facevamo più o meno la stessa domanda con Pogba e Higuain. Anche con Bale, tre anni fa, ci ponevano lo stesso interrogativo quando il gallese passò dal Tottenham al Real Madrid. 100 milioni, seppur per un top player, già rappresentavano una cifra indecente. E invece, manco a dirlo, la smentita sembra arrivare di stagione in stagione. Ecco, di nuovo, l’ondata prepotente dei club più forti, che grazie al loro fatturato e a cessioni importanti possono fare certe operazioni in barba al fair play finanziario, una regola (che va rivista nel profondo) capace paradossalmente di favorire i più ricchi anziché i più poveri. Perché se un Presidente fa tutto secondo diritto, non evade le tasse, non ha debiti considerevoli e ha molti soldi da spendere come si fa a limitarlo? E se poi come nel caso di Psg e Real il tuo fatturato aumenta di 100, 200 milioni di euro all’anno, come si fanno ad arginare certe spese? È una sfida impari già in partenza.

Neymar con la maglia della nazionale

Due mondi in un unico mondo, perché un club di medio livello non riuscirà a far crescere il proprio fatturato in maniera così netta, faticherà sempre. Potrà crescere sì, ma di qualche milione di euro che non sposterebbe alcunché ai fini delle strategie di un mercato in cui un ragazzo giovane come Schick per un problema fisico rischia di perdere il treno professionale della sua vita. Per il talento ceco altri accertamenti. La Samp vuol vederci chiaro. La Juve sembra lo abbia mollato. L’Inter nicchia. Una storia triste per uno capace di fare cose diverse dall’ordinario nella scorsa stagione. Vorremmo rivederlo al più presto su un campo di calcio. Le sue giocate non sono banali e ti lasciano a bocca aperta, come le cifre impazzite che hanno scandito la prima parte degli affari. Attendiamo fiduciosi in un suo veloce recupero. Questo calciomercato senza di lui sarebbe molto meno Schick.