Stefano Impallomeni

Messi si arrende. E non è una bella notizia. Non per chi negli ultimi anni della storia del calcio mondiale ha dimostrato di essere il più forte.  Messi  ha detto basta. Basta così, con la maglia della Seleccion. Basta così, dopo 4 finali perse. Tre finali di Copa America (2007/2015/2016) e una di un mondiale (2014), sfumate quasi sempre senza giocarle, subendole fino in fondo. La “ Pulce” sbaglia un rigore, il primo dell’Argentina, dopo l’errore di Vidal. Il Cile comincia a bissare il trionfo dello scorso anno proprio da lì. Messi lancia il messaggio che gli avversari si aspettavano arrivasse.  Annusano il vento favorevole, il presagio negativo che circonda la Seleccion. Messi non ce la fa a lasciare il segno. Messi sprofonda, piangendo a fine partita. Sotto choc, ripete il perché della decisione, dell’addio. Dopo 4 finali perse, meglio farsi da parte. E perde due volte, schiacciato dalla pressione che uccide il suo inarrivabile talento, sempre  nel momento della verità. Già, la verità. Qual è la verità in questa storia? Perché Messi non riesce a vincere con l’Argentina e s’è preso il mondo con il Barcellona? Perché viene inchiodato dal destino? Dov’è il suo limite, se c’è ?

 

Messi, un problema emotivo ed esistenziale

Credo che Messi abbia sbagliato non soltanto un rigore importante, ma la dichiarazione che ha scatenato la notiziona. Ha appena 29 anni e c’è tempo per abbattere le sfortune, i ricorsi storici avversi.  C’è ancora tempo  per guadagnarsi un titolo, un grande titolo con quella maglia che ora ha ripudiato, in attesa di un ripensamento. Messi è senza ombra di dubbio un fuoriclasse dalla personalità  normale, sensibile, onesta, forse, concedetemi il termine, troppo umile. Se Messi non vince a livello di nazionale è perché soffre  mentalmente, psicologicamente. Il suo è un problema emotivo, esistenziale. Profondo e per certi versi romantico. Il suo blocco nelle finali mai vinte ha un nome e un cognome: Diego Armando Maradona.  Quel Diego sempre amato e rispettato. E in cuor suo, probabilmente, considerato più forte di lui. Non nei numeri , ma nella capacità di vincere battaglie impossibili e titoli contro ogni logica. Il problema di Messi è il confronto assiduo, costante  e inesorabile con il Mito del passato. Messi vince con il Barcellona, ma non è mai protagonista con la nazionale.  Non come Diego, enorme e gigantesco contro avversari più forti. Leader dialettico, a tratti cattivo, popolare, e terribilmente forte sul piano caratteriale. E’ tutta qui la differenza. Come Maradona l’ha spiegata a Pelè in un fuori onda: “ Messi è straordinario, ma non ha una grande personalità”.  Se non fosse esistito Maradona, Messi avrebbe vinto sicuramente un paio di finali. Non è la verità, è soltanto un’opinione. La mia. Messi non si arrenda e trovi la forza per ribaltare tutto. L’ombra di Diego, prima o poi, va allontanata.