Stefano Impallomeni

Messi è la migliore tattica che esista.  Il “MundoDeportivo” (nelle pagine interne, quella che vedete in cover è la prima, ndr) indovina il titolo che spiega meglio un fenomeno. Lo sintetizza sottolineando come uno come Messi vada oltre tutto, oltre un’organizzazione e un sistema di gioco. La frase, il titolo, racchiude una non-notizia e conferma una verità difficilmente contestabile anche da chi pensa che il calcio sia principalmente tattica; perché  Messi è la differenza sostanziale tra ciò che è straordinario e ciò che è normale, marca il confine tra l’impossibile e il possibile. Divide il suo mondo da quello degli altri. Il mondo del fuoriclasse più forte e quello dei calciatori forti, bravissimi, importanti ma mai davvero decisivi. Cristiano Ronaldo gli è vicino, ma Messi è qualche metro più avanti, nonostante i flop con la sua Argentina e il trionfo del portoghese nell’ultimo Europeo.

Il giudizio va oltre e si basa sull’essenza di un calcio inimmaginabile, pensato e realizzato in maniera unica. Messi è l’anticamera del miracolo calcistico: ti stupisce, ti dà la sensazione di poter assistere ad azioni impreviste e imprevedibili . E’ una curva impazzita di emozioni. Non è mai lineare, anche quando gioca male, anche quando sembra che non ce la faccia. Magari caracolla, scuote il capo, si assenta, ma poi spunta fuori puntuale marchiando la partita a fuoco grazie alle sue idee, alla sua ineguagliabile genialità. All’improvviso ti sbalordisce, ti salta addosso avvicinandoti al calcio, ti coinvolge, ti conquista. Messi  è un“fatto” che si ripete, un’eccezionalità confermata non tanto dalle sue prodezze in serie quanto dalla sua capacità di saper trasformare una squadra da buona ad eccellente. Implementa una crescita, la stabilisce o la innalza, a seconda del suo stato di grazia. Nessuno è come lui. Almeno, questo è il mio parere. Con lui una squadra si compone, prende una forma altrettanto importante, diventa più sicura. Messi rappresenta un valore assoluto, imprescindibile a seconda da come lo si voglia far giocare, anche se con una squadra votata all’attacco fa sicuramente meglio. Non a caso con la maglia dell’Argentina, in cui non sempre si gioca allo stesso modo, ci sono state le difficoltà maggiori. Messi si eleva, se si eleva la qualità del gioco. Se il gioco è divertente e armonioso.  Strappa assoli e aggiunge assist se riesce a fare meno metri, a trovare il suo spazio ravvicinato in cui gli riesce semplice liberare passaggi corti, tocchi sublimi e invenzioni letali per gli avversari. L’argentino, impiegato così,  è qualcosa di inarrivabile e diventa soprattutto inafferrabile. Per tutti, e soprattutto per Guardiola, il suo maestro,  che in 3 volte, da avversario in Champions League sulle panchine di Bayern Monaco e City, contro Messi, ha perso due volte e lo ha visto segnare ben 5 volte. L’argentino non fa sconti neanche agli amici.

Il limite di Guardiola è non avere più Messi

Una doppietta in semifinale nel 2015 e una tripletta nell’ultima sfida. Tutti i gol al Camp Nou, il teatro dei sogni e delle imprese non solo di Leo ma anche diPep, bravo ad allestire spettacoli unici e vincenti nel recente passato del club catalano. Guardiola si inchina, insomma, di fronte al proprio limite. Quello di non avere più Messi. E’ stato vano immaginare una strategia contro l’argentino, scegliendo il solito spartito, a viso aperto, puntando su uomini bravi, ma non così davvero continui.  L’altra sera, Guardiola ha voluto strafare,  tenendo in panchina Aguero e cominciando con Nolito, un esterno caparbio, generoso, ma ancora acerbo per le serata di gala. Non è stata la causa principale della disfatta, ma il segnale evidente di una distanza. C’è un’imitazione vaga del calcio di Messi, ma Messi è l’originale. Il prodotto inimitabile di rifiniture, gol, scatti esiziali, giudice implacabile del momento topico. Sterling, De Bruyne, e compagnia cantando,  sono bravi, ma restano sotto, molto sotto l’argentino. Il Barcellona non sta vivendo un grande momento di forma come Messi, ma Messi anche così decide e fa quello che vuole.  La tattica stavolta è andata a farsi benedire. Guardiola resta il migliore, ma Messi è molto di più perché è lui, come scrive bene il “ MundoDeportivo”,  la migliore tattica che esista. Il City è ancora un cantiere aperto. Il suo Bayern è stato ottimo, ma non eccellente. In Germania è mancato l’acuto da Champions. Ora, la nemesi inaspettata a casa sua. In 4 sfide disputate in Spagna in Champions, 4 sconfitte con Barcellona, Real e Atletico Madrid e soprattutto nessun gol segnato. Guardiola, con Messi in campo con le maglie del Bayern e del City, ci sarebbe riuscito.

GLI HIGHLIGHTS DI BARCELLONA-MANCHESTER CITY 4-0