Stefano Impallomeni

L’eco dell’impresa è ancora forte e virale. Perché il Barcellona, oltre ad aver scritto la storia della Champions, ha avuto un merito: quello di risvegliare passioni sopite e torpori vari grazie alla capacità di mandare al diavolo, per una notte, un calcio plastificato, sempre più compresso da formule tattiche e rovelli strategici. La Remuntada sul Psg è stata qualcosa di incredibile. Davvero straordinaria. Una sfida densa di fatti in cui gli errori difensivi dei francesi hanno avuto la peggio rispetto alle intuizioni degli spagnoli, mai come questa volta concentrati nel rapinare le occasioni concesse.

Barça: avanti grazie a una trance collettiva

Il 6-1 del Barça è stato una vera botta d’ossigeno per gli amanti del calcio. Un vento fresco che ci ha riportato vecchi sentimenti, che ci ha fatto rivedere cuori coraggiosi e spiegato che l’irrazionalità, in una partita, può essere l’unica cosa che fa scaturire un interesse sostanziale. La vittoria del Barça appartiene alla categoria off limits. Non credo si ripeterà nel breve periodo. È un evento a sé, una pagina del racconto calcistico che ci mancava da tempo, che avremmo voluto rileggere e soprattutto rivivere. Un racconto epico, in cui la fede, l’averci creduto – come ha ben sottolineato Luis Enrique – ha saputo superare gli individualismi, seppur fondamentali, di gente come Iniesta , Messi, Suarez e Neymar. Il Barcellona va avanti in Champions non con i colpi dei singoli, ma grazie a una trance emotiva collettiva. Grazie a una catena di pensieri positivi. Grazie a una volontà unica, a una voglia eccezionale di compiere un’impresa, che ha rimpicciolito le qualità di Verratti, Rabiot e Lucas e che ha costretto il Psg ad andare in affanno psicologico per una pressione a tutto campo considerevole ed evidente. Il Barcellona ha saputo frazionare il campo. Sempre nella metà campo avversaria, nonostante alcuni tentennamenti e anche dopo il gol di Cavani, che nel secondo tempo sembrava aver fatto girare il destino del match. Ma ecco, che proprio in quel momento, di apparente calma piatta, la forza della fantasia e della voglia di crederci hanno eletto il temporaneo e necessario trascinatore, Neymar. Punizione, rigore e assist in 8 fantastici minuti, verso i titoli di coda, con il Camp Nou in festa e in piedi ad applaudirlo. Il brasiliano probabilmente non è il calciatore più forte del pianeta ma, nella notte della Remuntada, lo è sicuramente stato. Più di Messi, che lo ha fiutato prima di tutti consegnandogli il rigore del 5-1, senza il quale non ci sarebbe stata la storia. In quella consegna volontaria da parte dell’argentino c’è tutta un’impresa. Messi ha compiuto il miglior assist della serata, agendo da leader e capendo chi poteva trascinare il Barça verso il trionfo.

messi remuntada barcellona

(ph. tratta dal profilo Facebook ufficiale del Barcelona F.C.).

Ha intuito il flusso emotivo decisivo che poteva determinare l’impossibile. Che non era il suo, ma di Neymar. L’argentino, in quel momento, è come se avesse fatto un suo mini bilancio, bocciandosi con una pagella da sufficienza stiracchiata. Una partita scialba, la sua. Senza guizzi, senza dribbling significativi e senza tiri pericolosi. Era Neymar il Messi di giornata. E Messi lo ha capito, scegliendo chi poteva sostituirlo nell’impresa. Messi ha fatto una differenza incredibile. In una delle sue partite più brutte, forse per la prima volta, ha avuto la lucidità e l’onestà di valutare il suo erede temporaneo, l’eroe della notte. Per il bene della squadra, del risultato finale. Tra i vincitori non c’è solo la furia agonistica e tecnica di Neymar, ma anche la preparazione di Luis Enrique, che in questa circostanza ha fatto fare più che fare. È stato lui il primo a crederci. In conferenza stampa. “Questo Barca può segnare 6 gol”, aveva detto. È lui l’altro profeta straordinario di una sfida pazzesca in cui Emery, ottimo allenatore, ha subito l’umiliazione più cocente della sua carriera.

PSG: QUANTI ERRORI
Emery, determinante al contrario. Una scelta conservativa che non ha pagato come avrebbe voluto. Di Maria, mattatore dell’andata nel rassicurante 4-0 del Parco dei Principi, spedito in panchina con Lucas in campo. Questione di dettagli. Anzi, di abbagli. Un segnale di paura iniziale che ha pesato unitamente agli obbrobri difensivi di Thiago Silva e compagni. Il Barcellona non ha stravinto, non ha giocato una partita eccezionale. Ha soltanto raccolto un senso di paura del Psg, distruggendolo con tutta la voglia del mondo, con la testa di Messi e i piedi fatati di Neymar. È stata questa la vera impresa del Barça: non giocate individuali, ma grande abilità nel capire i tempi e gli spazi dove colpire duro. E soprattutto nel capire chi, come Neymar, avrebbe potuto fare la vera differenza.