Stefano Impallomeni

Un concentrato di corsa, talento e tecnica, ma soprattutto una macchina selvaggia da gol. Il Monaco non è esattamente la miglior soluzione possibile per sbarcare a Cardiff. La squadra di Jardim è l’autentica rivelazione del calcio continentale. Segna a prescindere, pur subendo sistematicamente in difesa. Il centrocampo non è scintillante, ma pompa un calcio fastidioso. È un centrocampo agonistico e tecnicamente apprezzabile. Non ci sono picchi, solo cose fatte bene al momento giusto. Ci sono ritmi battuti e cadenzati, movimenti calibrati. Sincronismi utili per liberare le intuizioni di Bernardo Silva, una specie di Ribery o di Papu Gomez, bravo nel dare strappi fantasiosi.

Sidibe e Mendy cavalcano le fasce come cavalli scossi al Palio di Siena. Corrono spesso senza comando, aggiungendo una trama, un assist, un pericolo per gli avversari. Fabinho è quadrato e pensante. È lui il saggio di una banda di giovani sfacciati e senza rispetto. Il resto è contraddittorio e sorprendente. Subasic non è il portiere della vita, Glik e Raggi sono gli umili di un reparto non del tutto consolidato. In avanti, senza dubbio, c’è il meglio. ll crack Mbappé è il manifesto giovanile, rivoluzionario, nuovo di un calcio straordinario e verticale. Il francesino assomiglia ad Henry, ma ha meno classe di lui anche se la fame di affermazione è da numero uno. Con 5 gol segnati in Champions a 19 anni ha eguagliato Raul, non poco. Il suo compare d’attacco è, invece, risorto. L’atmosfera da casinò ha restituito a Falcao dolci abitudini. Il colombiano è una vecchia volpe rinsavita, il mestierante velenoso che ha ripreso la rotta del gol persa tra infortuni e dubbi amletici molto inglesi da Old Trafford.

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La carica dei monegaschi prima del match contro il City

Il Monaco, spiegato all’ingrosso, è insomma un rompicapo tosto da risolvere ed è “ignorante” quanto basta, come dice Allegri, per non far stare tranquilli. Altro che sorteggio fortunato. Il Monaco sembra una squadra banale nei nomi, molto scontata tatticamente ma poi se si va in profondità si scoprono risorse eccellenti, oltre Mbappé e il ritrovato Falcao. Il Monaco non avrà la tradizione del Real e la fortuna di Zidane, non avrà il piglio autoritario e minaccioso dell’Atletico del Cholo, ma non è un’armata brancaleone e soprattutto ha un vantaggio: è l’intruso scomodo, il rompipalle che può guastare le feste annunciate. La Juve dovrà fare molta attenzione. E dovrà anche evitare di fare calcoli su reti non subite e segnate in trasferta, perché sarà molto relativo. Il Monaco non si smonta così facilmente, nonostante subisca parecchio. Vedi la partita persa 5-3 con il City, che pensava di aver certificato la qualificazione.

Il Monaco è una ruota impazzita di qualità eterogenee. È squadra, ha continuità nonostante i suoi difetti che accetta con intelligenza. Segna a raffica (90 reti in campionato e 21 in Europa), gioca spensierato, senza pesi e senza grandi responsabilità. Per questo motivo sarà favorito. Penso esattamente il contrario di quel che pensa la maggior parte della gente, di chi ritiene che la Juve sia più forte. Non per fare il bastian contrario, ma perché ci credo. Chiedete al PSG, secondo affaticato di Francia. Per la Juve non sarà facile passare. Servirà la Juve vincente, quella di Torino con il Barcellona. Quella dell’andata e non quella del ritorno. Allegri non gioisce e fa bene. Il Monaco è il peggior sorteggio possibile. Questa è la mia opinione. Spero di sbagliarmi.