Oliviero Beha

La sceneggiatura potrebbe essere questa: poco meno di un anno fa dalle scandalose ceneri penali non ancora chiarite del tutto del binomio Blatter-Platini, ovvero Dio li fa e poi li accoppia anche se uno è un ex graduato svizzero blattesco e l’altro un ex favoloso campione (dopo Heysel ’85 disse “Dopo i trapezisti entrano i clown”: e difatti, è stato di parola…), esce il calabrese svizzerato Gianni Infantino, per mancanza di alternative vere. Il nuovo presidente della Fifa, cioè il potere calcistico planetario, mette una toppa alla confusione e compromissione generale, in un mondo dove la corruzione a detta dell’FBI è di casa. Rappresenta la continuità (in tutti i sensi…) e già accenna a prossime Coppe del Mondo a 40 squadre: lì non si scherza, il pallone serve solo se è gonfio di miliardi, se poi rimbalzi bene o per storto conta poco.

Mondiali a 48 squadre, la Fifa ci guadagna

Così dopo i dubbi su Russia 2018, con tutto il repertorio politico-sportivo in subbuglio e la scia di doping che innamora, e l’ancora opaca assegnazione al Qatar nel 2022 con la sabbia di problemi che comporta, ad Infantino tocca non solo gestire un presente davvero imperfetto ma programmare il futuro. Perché è lì dov’è dopo molti anni da segretario Uefa? Per aumentare il montepremi. E che cosa, se non i Mondiali, può far lievitare il già plutocratico budget della Fifa, dei suoi vertici, delle varie Federazioni nazionali che la compongono e nei casi più pesanti la determinano? Glielo avranno chiesto a cena, oppure in via formale: fatto sta che da 32 squadre nel 2026 si passerà a 48. Voce di corridoio fa sapere che se avesse potuto giacché non siamo eterni l’Infante piccolo (un nome, una tautologia) avrebbe varato il Mondiale a 96, ma all’ultimo ha pensato che fosse meglio la gradualità. Un botto di denari in più, tra diritti tv e sponsor, e magari una bella trattativa celata con la Cina come Paese organizzatore, che come popolazione e come “trend” sarebbe perfetta per il battesimo del primo Quarantotto.

48 squadre per il Mondiale 2026

48 squadre per il Mondiale 2026

C’entra qualcosa il calcio con un business da mongolfiera? Poco e niente, pare. Certo non ne guadagnerà in qualità e assisteremo a interminabili gironi di poco senso, nel livello sempre più ribassato di spettacolo. Ma che gliene importa? Costruiscono edizioni come dei palazzinari di una volta, l’importante è cementificare sia pure con materiale scadente. Due note a margine di questa infantioli pallonara. Uno come Diego Armando Maradona, il “rebelde” per costituzione che ha sempre fatto la guerra a un potere che gliel’aveva giurata, quindi la faccia sporca rivoluzionaria del Platini in doppiopetto (e doppia riscossione che sappiamo), dice che il ’48 “è una bella cosa: anche le nazioni più povere potranno partecipare”. Non ha capito un tubo, oppure qualcosa ne ha alterato i processi mentali. Ma come, Pibe sdorato, quelli spogliano continenti e federazioni, e tu ci vedi un vantaggio per “le nazioni più povere”? Non solo: questo allargamento centrifugo dei partecipanti va esattamente contro, almeno in apparenza, al periodico riapparire di Superleghe, Campionati Europei per club ecc. Le società più forti e ricche vogliono giocarsela tra loro sempre guardando al denaro, i Mondiali invece sarebbero “anche per i poveri”. Ma questa controtendenza da “fondamentalismo finanziario” non vi sembra una gigantesca presa per i fondelli?